Per aprire la campagna elettorale delle europee Macron ha scelto la fastosa cerimonia organizzata a Parigi per celebrare la fin della prima Guerra mondiale.

Ma non gli è andata bene.

Nazionalismo. Il discorso pronunciato nel pomeriggio alla Villette, peraltro disertato da parecchi capi di Stato, è stato più che altro un discorsetto da quattro soldi degno di una confusa assemblea studentesca senza capo né coda. Il patriottismo sarebbe per lui l’esatto contrario del nazionalismo. Il nazionalismo che rinasce sarebbe, sempre per lui, il tradimento del patriottismo. E via sproloquiando.

Sarebbe bastato che gli avessero suggerito di aprire un qualunque dizionario in vendita alla FNAC per poter apprendere che patriottismo è sinonimo di nazionalismo: Patriottismo è l’amore per il Paese dei nostri padri, la Patria, e Nazionalismo è l’amore per la Nazione. Con chi ce l’aveva? Con gli islamisti che danno la caccia ad Asia Bibi in Pakistan? Con i cinesi di Pechino che sfidano tutti i Paesi vicini, in particolare il Giappone e Taiwan? Con i sauditi che stanno distruggendo lo Yemen? Nossignori. Ce l’aveva con i sovranisti europei che non fanno più dormire né lui né la Merkel. La quale si è prontamente accodata per ripetere le stesse confuse e incomprensibili cose.

Ravel. Far suonare il Boléro non è stata una bella idea. Maurice Ravel era uno straordinario nazionalista la cui vicenda personale si intreccia con la storia nazionale francese. Lo staff dell’Eliseo avrebbe dovuto rammentare a Macron (che evidentemente la ignora) la magnifica passione nazionalista di Ravel il quale nel 1914, a quasi 40 anni e malgrado i suoi scheletrici 48 kili di peso, fece carte false per arruolarsi. Tanto da arrivare a Verdun nel marzo 1916 in tempo partecipare al salvataggio dell’onore nazionale agli ordini di Philippe Pétain. Ravel era un nazionalista tutto d’un pezzo, animato da una febbre patriottica eccezionale fino al punto di farsene accecare, ad esempio, quando scrisse: “In Germania, a parte Richard Strauss, non ci sono che compositori di secondo ordine che potremmo trovare anche qui, da noi, senza varcare il confine”.

Queste amenità imbarazzanti ci fanno dar ragione al professor Adriano Segatori, il più autorevole psichiatra-psicoterapeuta del nostro Paese, il quale da tempo sostiene che Macron è uno psicopatico che all’età di 15 anni subì un abuso sessuale dalla sua insegnante, all’epoca 39nne, divenuta poi sua moglie: la signora Brigitte Trogneux. Abuso dal quale non si è mai più ripreso.

Il bello (bello? agghiacciante piuttosto!) è che da qui a maggio questo ritornello (patriottismo sì/nazionalismo no) ce lo sentiremo a pranzo, cena e colazione. E la domenica ci si metterà anche Bergoglio.

Facciamo un bel digiuno e speriamo che maggio arrivi presto.