“Qualunque cosa mi possa accadere, io sarò contro questo mondo. Questo mondo ed io siamo nemici irreconciliabili. Difenderò la purezza, difenderò la Chiesa, difenderò la gerarchia politica e sociale; sarò in favore della dignità e del decoro! Anche se dovessi rimanere l’ultimo degli uomini, calpestato, triturato, distrutto, questi valori si identificano con la mia vita!”

Plinio Correa de Oliveira non può essere a stretto rigore essere definito un “maestro dimenticato” perché il suo libro principale Rivoluzione e Controrivoluzione è stato tradotto in dieci lingue e diffuso in oltre centoventimila copie, ed è tuttora ristampato: la quinta edizione italiana, quella del cinquantenario, è stata publicata da Sugarco Editori nel 2009. Non c’è persona impegnata nella destra italiana, con un minimo di cultura politica, che non lo conosca e di questi moltissimi l’hanno letto. La seconda edizione italiana di Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo. Note sulla guerra psicologica contro i cattolici è stata stampata nel 2012 (Edizioni Il Giglio, Napoli). Nel 2014 è uscito postumo il volume Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo (Editore Cantagalli, Siena) , una raccolta di conferenze e conversazioni sull’armonia dell’anima umana e dell’universo. Si intende quindi “dimenticato” in quanto, malgrado la sua diffusione mondiale e le migliaia di copie diffuse fin dagli anni ’40 del secolo scorso, è pressoché ignorato dai grandi quotidiani e dalle riviste più diffuse.

Questa dimenticanza assomiglia a una preordinata censura sul suo pensiero non conformista e integralmente cattolico (si autodefiniva infatti “vir catholicus, totus apostolicus, plene romanus”). I grandi media sempre pronti a dedicare pagine e spazio ad autori di scarso impatto sulla società hanno speso ben poche parole sulla figura di questo contemplativo in azione e sulle continue ristampe italiane dei suoi testi. L’autore infatti ha per questi media omologati il grave torto di essere fieramente anticomunista e controrivoluzionario, e in più, viene da un lontano paese noto ai media italiani solo per il Carnevale di Rio e la Seleçao calcistica. Quanto basta perché la parola d’ordine sia di ignorarlo anche sulla stampa italiana compresi quotidiani e settimanali cattolici di grande tiratura.
Il “dottor Plinio”, come veniva chiamato dai suoi seguaci, nacque a San Paolo, in Brasile, il 13 dicembre 1908 in una famiglia dell’aristocrazia paulista e, dopo gli studi presso i padri gesuiti e alla Facoltà di Giurisprudenza locale, ottenne presto la cattedra di storia moderna e contemporanea nella Pontificia Università Cattolica di San Paolo. A ventiquattro anni fu il più giovane e più votato deputato eletto all’Assemblea Costituente. Fu tra i fondatori dell’Azione Cattolica paulista e primo presidente nella giunta arcidiocesana. Alternò l’attività di docente a quella di giornalista e conferenziere sempre al servizio della Chiesa e della civiltà cristiana. Il suo contributo alla vita politica prima nella Liga Eleitoral Catolica e nell’Azione Cattolica poi, evitarono la trasformazione del Brasile in un paese socialista.

Resosi conto però che, malgrado il suo impegno e l’approvazione dei vertici ecclesiastici, l’Azione Cattolica, come in altre parti del mondo, era sempre più condizionata dal neomodernismo progressista della scuola di Maritain e di Mounier e aveva rinunciato alla sua originaria funzione di diffusione della sana dottrina sociale, nel 1959 Correa de Oliveira scrisse la sua opera principale, Rivoluzione e Controrivoluzione, e su quella base programmatica nel 1960 fondò la Sociedade brasileira de Defesa da Tradição, Família e Propriedade (TFP). Tuttora in piena attività, è presente attraverso associazioni giuridicamente indipendenti in tutti i continenti. Da quel momento dedicò tutta la sua vita fino alla morte, sopravvenuta il 3 ottobre 1995, esclusivamente all’associazione e alla collaborazione al mensile Catolicismo da lui fondato e, dal 1968 al 1993, al quotidiano Folha de S. Paulo.
“Quando ero ancora molto giovane, considerai rapito le rovine della Cristianità; ad esse affidai il mio cuore, voltai le spalle al mio futuro, e di quel passato carico di benedizioni feci il mio avvenire”
Difficile riassumere in un breve ritratto il pensiero di Plinio Correa de Oliveira. La sua opera si articola in una ventina di libri, in più di 2500 articoli, in 20 mila conferenze e interventi in commissioni di studio e dimostrano la grande prolificità di un pensatore e uomo d’azione.
Il nucleo del suo pensiero si trova nel libro più diffuso e tradotto, Rivoluzione e Controrivoluzione. E’ un vero e proprio manuale che si colloca nella scuola cattolica controrivoluzionaria ottocentesca ma ne è una sintesi operativa originale. L’ispirazione dell’autore non nasce solo dalla lettura dei grandi maestri controrivoluzionari ma dall’osservazione attenta della realtà arricchita dai viaggi in Europa e dalla conoscenza di diverse lingue.

Parte dalla constatazione che è esistita una civiltà cristiana occidentale, animata dalla Chiesa cattolica, e che da secoli è in corso un processo di distruzione di tale civiltà, processo che Plinio Correa de Oliveira chiama Rivoluzione. Il processo si articola in quattro fasi: la prima religiosa, la cosiddetta Riforma protestante preceduta dalla rivoluzione culturale dell’Umanesimo e Rinascimento; la seconda politica che si manifesta nella Rivoluzione francese; la terza sociale, la Rivoluzione comunista; infine la quarta che stiamo vivendo ancora oggi, la rivoluzione culturale iniziata col ’68 francese. La profondità di questo secolare processo di dissoluzione investe tutte le attività dell’uomo: cultura, arte, leggi, costumi ed istituzioni. Nella seconda parte del libro l’autore suggerisce le linee d’azione per contrastare il processo della Rivoluzione, simmetricamente e sempre per sommi capi. Individua l’importanza dei fattori “passionali”, delle tendenze, e di costume nel processo distruttivo e la loro influenza sugli aspetti strettamente ideologici di esso, convinto si tratti di elementi che, se trascurati, comportano una visione incompleta della Rivoluzione e la conseguente adozione di metodi contro-rivoluzionari inadeguati.
I fondamenti della ricostruzione del mondo distrutto dal processo secolare rivoluzionario sono: la tradizione (dal latino “tradere”, cioè trasmettere). E’ il complesso di realizzazioni che una generazione porta a compimento, nel senso della propria elevazione spirituale, religiosa, morale, culturale e materiale e comunica alla successiva; la famiglia cellula fondamentale della società senza la quale non esisterebbe la tradizione; la proprietà quale sostegno della libertà e dell’indipendenza della famiglia contro ogni ideologia socialcomunista.
Grande attenzione nel libro ma anche in molti altri articoli (tra cui una sezione apposita nel mensile Catolicismo) è dedicata alle manifestazioni della Rivoluzione nelle tendenze e negli ambienti che ci circondano. La nostra cultura non è una biblioteca o un museo ma tutto il nostro modo di vivere, anche come ci vestiamo, quali case abitiamo e di quali oggetti e arredamenti ci attorniamo. La contemplazione del bello nel Creato e nelle realizzazioni dell’uomo fu la prima impressione del bambino Correa de Oliveira in viaggio nell’Europa che si entusiasmò davanti alla Cattedrale di Chartres, ai castelli della Loira e di Vienna e da cui partì la sua decisione di comprendere e studiare perché, a un certo momento, la società abbandonò questa tendenza al bello, alla spiritualità e all’ordine e di come fare a restaurarla dopo cinque secoli.
Un pensatore e un uomo di azione il cui insegnamento è tuttora valido e utile soprattutto in questa fase confusa della politica per dare alla destra le coordinate culturali necessarie ad un’azione di rinascita e riaffermazione.