Lo scandalo romano acquista di giorno in giorno dimensioni sempre più spaventose ed è sintomatico del sistema di potere impadronitosi dell’Italia, che si riesca ad assumere provvedimenti interdittivi non eclatanti (il Cara di Mineo) e non si pongano in essere misure diverse, più incisive, richieste dalla situazione. L’ex prefetto di Roma, per circa 7 anni, Giuseppe Pecoraro, alla domanda sul commissariamento della Capitale ha risposto che “ i presupposti ci sono tutti” in un quadro di “fatti gravissimi, che hanno visto coinvolti personaggi politici di rilievo e capi dipartimenti, dell’una e dell’altra Giunta”.

Basta seguire quotidianamente “Il Tempo”, che non certo da oggi e non certo in maniera superficiale, per avere una idea dell’intreccio di interessi, delle pressioni per la conservazione e l’ampliamento del potere, tutto orchestrato dal Pd e soprattutto dalle sue correnti, non si può non convenire che occasionale e marginale sia stata l’attenzione dei giornali d’area più seguiti, tanto più che FI a Roma si è letteralmente volatilizzata. Vediamo per avere, più che una idea, una prova dello sforzo del quotidiano di piazza Colonna due titoli di apertura: “ Ecco tutti i nomi di Mafia Capitale 2. L’inchiesta Arrestati, indagati, perquisiti, “innocenti”, tutti nel frullatore giudiziario. La giunta Marino scricchiola. Il premier difende Castiglione come non fece con Lupi” “Chi pagavo e chi facevo pagare nel Pd. Il verbale di Buzzi. Il re delle Coop fa nomi e tira dentro la giunta e il partito romano. I dem precipitano al 17% travolti dall’inchiesta Mafia captale. La giunta Marino vacilla”. Un titolo interno sempre su Buzzi: “Facevo votare questi candidati del Pd: Nieri (poi sindaco), Ozzimo (futuro assessore) e Coratti (presidente del consiglio)”. Come il Pd capitolino non è commissariato con un uomo del “giglio magico”?

Un articolo di Ivan Cimmarusti ci parla a lungo e soprattutto in forma insuperabilmente dettagliata di “Carminati e i soldi dal Pd regionale. Nelle informative del Ros il nome di Marco Vincenzi, capogruppo alla Pisana”. Brevemente meritano di essere ripercorse le indagini sul suo conto. Dopo aver ricordato il contributo di 1,8 milioni fatto ottenere d’intesa con Gramazio, si accenna all’incontro avvenuto tra Vincenzi e Buzzi sugli emendamenti a sostegno della cooperativa di Buzzi, il 12 settembre 2014 in un ristorante della mia città, Tivoli, in cui Vincenzi è stato a lungo e poco felicemente sindaco. E’ un incontro ricostruito fotogramma per fotogramma, che segue quello avvenuto nel corso della campagna elettorale per le amministrative tiburtine in appoggio alla candidata, vicina al Vincenzi.

L’effetto dello scandalo si ripercuote, legato anche alla pessima gestione amministrativa, anche sul seguito del partito, precipitato al 17% mentre – sempre secondo lo stesso sondaggio riservatissimo – i grillini sarebbero in volo al 30%.

Occorre che la destra si prepari con una candidatura felice e pulita, come potrebbe essere quella della Meloni, e lontana da uomini della società civile, di incerta matrice e dalle mire non chiare.

Da parecchi giorni Berlusconi non ammaniva l’idea del Partito Repubblicano “contenitore aperto e “leggero” che dovrà diventare la nuova casa del centrodestra”. Oggi è rientrato, con le solite manie egemoniche, di una FI “non rassegnata a indossare le vesti dell’alleato di minoranza della Lega” e pronto ad un incontro “nel quale valuterà se esistono le condizioni rafforzata con la nuova Lega “nazionale””.

Ancora non si è accorto che questo suo progetto, al solito autocratico, è diventato assurdo ed impensabile.