Sono trascorsi già due anni e quattro mesi da quando è scoppiato a Roma il caso di “mafia Capitale” e l’unico politico ad essere ancora rinchiuso in carcere è Luca Gramazio, già consigliere comunale, capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio, figlio dell’ex senatore ed esponente prima del Msi, poi di An e quindi del Pdl e Forza Italia, Domenico Gramazio. Per lui l’accusa di associazione di stampo mafioso e la richiesta, da parte dell’accusa, di una condanna a 19 anni e 6 mesi. Si è sempre proclamato innocente dei fatti addebitatigli ed addirittura alcuni dei coimputati hanno affermato che il giovane esponente politico non ha nulla a che vedere con quanto gli si contesta. Massimo Carminati ha dichiarato nel corso del dibattimento : “ Cinquantamila euro a Gramazio? Mai data una lira. Se solo avessi proposto di dargli dei soldi il padre mi sarebbe venuto a cercare per menarmi”.

L’avvocato Giuseppe Valentino è il suo legale di fiducia e proprio a lui, uno dei più noti penalisti romani e per le sue capacità nominato Sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Berlusconi, abbiamo voluto chiedere informazioni su questa assurda situazione processuale.

 

Avvocato Giuseppe Valentino, da quando faccio questo mestiere, e ormai sono passati più di quarant’anni, sono abituato a sentire richieste di condanna di questo genere per tutt’altro tipo di reati. Come è possibile?

I fatti contestati a Luca Gramazio non solo non giustificano questa pesante condanna richiesta ma “impongono” la sua assoluzione. Il mio assistito si è sempre difeso con grande determinazione e puntualità chiarendo, nel corso di questo lungo dibattimento, tutte le vicende che hanno costituito oggetto dei capi di imputazione. Ha reso una serie di dichiarazioni spontanee rintuzzando di volta in volta le circostanze introdotte dall’accusa e smentendo con dovizia di particolari, e spesso con elementi documentali, i testimoni a suo carico.

Ma esistono intercettazioni telefoniche che sono state decisive per costruire il quadro accusatorio.

Esistono solo intercettazioni la cui “interpretazione” in chiave accusatoria ha contribuito a determinare il contesto per cui oggi Luca Gramazio è imputato. Intendo sottolineare il termine “interpretazione” poichè non ve ne è alcuna che consenta di immaginare sue responsabilità specifiche. Tutte le telefonate intercettate che lo riguardano sono state da lui chiarite fin nei minimi dettagli , smentendo così le ipotesi di responsabilità che da queste conversazioni erano state desunte. Inoltre non esiste prova di alcun interesse economico da parte di Gramazio, anzi emerge dalle verifiche effettuate come lo stesso spendesse le sue indennità politiche per attività connesse alla sua funzione.

Ma ha fornito spiegazioni per incontri con soggetti considerati ai vertici dell’associazione per cui si celebra il processo.?

Certamente si. Buzzi era considerato un importantissimo imprenditore grazie al quale migliaia di soggetti provenienti da ambienti discutibili si erano emendati ed avevano avviato un percorso virtuoso attraverso un lavoro onesto. Di cosa si doveva dubitare? Per altro Buzzi frequentava da anni gli ambienti della politica romana senza distinzioni di sorta, era in rapporti con personaggi apicali della cosiddetta “società civile”. Non vi erano ragioni per nutrire perplessità sul suo conto.

Carminati era figlio di vecchi amici di suo padre, veniva da un percorso politico travagliato, era stato condannato per gli errori commessi e per questi aveva scontato la sua pena. D’altronde nel giornalismo, in posizioni di vertice della politica e della società non si sono forse visti tanti protagonisti di quella stessa stagione drammatica vissuta da Carminati assumere ruoli significativi con il pieno rispetto della pubblica opinione? Le cito soltanto i due personaggi più noti ma, per tutti gli altri, non vi è un solo elemento nel processo che possa giustificare la sussistenza di un rapporto con Luca Gramazio che non fosse caratterizzato da correttezza e linearità.

Quale è stata la reazione da parte del suo assistito ad una richiesta di condanna a 19 anni e sei mesi di carcere?

Gli ho parlato immediatamente dopo. Era naturalmente turbato ma ha manifestato comunque la sua fiducia nella giustizia e quindi in un esito favorevole del processo. Per altro anche in questi anni già trascorsi non ha mai cessato di credere in una svolta positiva del procedimento penale e, pur essendo fortemente provato da ciò che sta subendo, continua a studiare le carte e a mettere in evidenza , con acutezza ed intelligenza, tutte le anomalie che hanno determinato la condizione amara che sta vivendo.

La famiglia di Luca come riesce a sopportare questa situazione così tragica?

Questa è una pagina dolorosissima. I genitori gli sono accanto con grande fiducia e anche con grande rispetto nei confronti delle istituzioni. Non ho mai sentito suo padre usare espressioni pesanti per gli accusatori del figlio anche se è perfettamente edotto della situazione ed ha contribuito moltissimo con la difesa alla ricostruzione della situazione vissuta da Luca, fornendo elementi utili a smentire la tesi accusatoria. La giovane moglie è logicamente turbata dal dramma che sta attraversando il marito ma gli è affianco e lo sostiene mostrando determinazione e fiducia. Visto che mi ha posto una domanda sulla famiglia di Luca e sul loro atteggiamento rispetto a quello che sta subendo devo dirle che uno degli aspetti più commoventi di questa incredibile storia è la decisione di Luca di non voler incontrare in carcere il figlioletto nato durante la sua detenzione. E’ stata certamente una scelta dolorosa che rivela però il carattere dell’uomo, un carattere inconciliabile con le ipotesi accusatorie che lo vorrebbero autore di scelte di vita inconciliabili con la sua cultura.

“ Mi vedrà solo da uomo libero”, ha ripetuto orgogliosamente e con dignità Luca Gramazio ed è quello che noi ci auguriamo possa accadere al più presto.

 

Per gentile concessione de “Il Borghese”