Brutta roba la vicenda romana. Pochissimi banditi veri — quelli terribilmente cattivi come gli affreux dei polizieschi italiani con Maurizio Merli e Tomas Milian — e tanti rubagalline. Tantissimi millantatori. Innumerevoli merdine. Ancora una volta Sciascia e il Giorno della Civetta.

Don Mariano al capitano Bellodi: « Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… ».

L’unico “uomo” in questo casino terribile è probabilmente Massimo Carminati, il “nero”, il cattivo per eccellenza: il ragazzo dei Nar sopravvissuto miracolosamente ad un’esecuzione della Digos sulla frontiera svizzera, un’intelligenza notevole purtroppo perduta nelle tenebre. Oggi Carminati è solo un prigioniero, rinchiuso nel suo silenzio sprezzante e nei suoi ricordi. Non è un martire — figuriamoci, ognuno è fabbro del proprio destino… —ma non è e non deve diventare un “mostro” da esibire e silenziare. Carminati attende.

Buzzi è altra roba. È un “mezz’uomo” — riprendendo le categorie di Sciascia — che si arrabatta, ricatta e corrompe. Non è una lucida mente criminale ma solo un lestofante che ben conosce i mondi “di sopra” e di “sotto”. Buzzi naviga, s’infila, scappa, blandisce e ritorna. Con i soldi. Conosce la Roma dei ministeri, dei burocrati, delle mignotte, la capitale dei deputatoni e dei deputatini, la città dei frequentatori del Campidoglio e di palazzo Chigi: una pozzanghera morale, un’umanità sempre in vendita. Buzzi, il “mezz’uomo” passerà alle cronache per la sua implorazione al giudice «spenga il registratore o crolla il governo». Buzzi è poca roba.

Poi vi sono gli ominicchi, i piglianculo, i quaquaraquà. Quelli che nulla vedevano per paura, quelli che molto vedevano per interesse e guadagno, quelli che tutto vedevano e tutto sapevano sperando di racimolare le briciole del lauto banchetto. Dei poveretti, tutti.

La magistratura, in qualche modo e con le dovute cautele, farà chiarezza. Voleranno gli stracci e qualche nome, più o meno noto, pagherà il conto. Nulla di più. Il “porto delle nebbie” non può imbarazzare il “mondo di sopra” — burocrati, pretoni e pretacci, finti filantropi e veri usurai, cooperative rosse e professionisti dell’immigrazione e del sociale —; meglio, e più facile, colpire la politica sputtanata e indecorosa. Il Partito Democratico, l’interlocutore principale di Buzzi, soffrirà molto ma, con qualche ingegnosità legale, riuscirà a rateizzare le perdite. Il centro destra capitolino, misero comprimario della truffa, sparirà com’è giusto che sia. I Cinque stelle avanzeranno e Casa Pound/Sovranità si affermerà con ragione e pieno diritto.

In questo contesto devastante, la destra romana è frantumata. Lo sappiamo da tempo. Inutile, perciò, perdere tempo in polemiche stupide, in rancori privati. Vi sono ancora energie, forze e intelligenze (non giovani ma importanti, vero Giorgia…) per riprendere il cammino. Tutto si può fare, a condizione di interrogarsi con onestà sul presente e sul passato, scrollandosi inutili settarismi di sezione — che più nessuno in Italia sopporta —, elidendo improbabili primazie militonte e finte immagini giovaniliste (la cosiddetta “generazione Atreju” non sfavilla…) e scegliere, finalmente, con coraggio strade nuove. Un passaggio difficile ma necessario. Urgente. Da intraprendere subito.

Ultimo suggerimento. Bisogna donare un biglietto (di sola andata) e una piccozza all’ex sindaco e ai suoi amici alpinisti: sono i “mona”, una categoria istro-veneta non prevista dallo scrittore siciliano, ma efficace. Le montagne del Tibet, le vette degli Appalachi, la Cordigliera della Nuova Guinea o le cime della Patagonia attendono i “mona” che tutto avevano capito e nulla hanno fatto. Togliete il disturbo, è una questione di cortesia.