Un altro marchio storico, un’eccellenza italiana se ne va all’estero.
Non si deve alla paura del declassamento del rating italiano da parte di Moodys o alle critiche della Commissione Ue al DEF, però, tutto pare che sia dovuto alla visione ‘strategica’ del nuovo manager di FCA (Gruppo Fiat) succeduto al defunto Marchionne.
Ufficialmente questa decisione del CEO inglese Mike Manley non avrà ricadute negative in Italia a livello occupazionale per i lavoratori, infatti ha già incassato il placet dei sindacati, elemento ormai peraltro scontato, vista la costante deferenza di questi ultimi verso le strategie di ristrutturazione del mercato del lavoro dei vari governi filo eurocratici o direttamente economico speculativo di quel che resta del più grande gruppo industriale italiano.
Ma quali sono i veri motivi della vendita dell’asset strategico di FSA, rappresentato da Magneti Marelli che fattura 7,9 miliardi rifornendo a livello globale i colossi dell’automotive di componentistica elettronica, cambi, sospensioni, quadri di bordo, sistemi di illuminazione, batterie e di tanto altro?
Domanda lecita se si pensa che i principali gruppi industriali del settore auto, puntano ormai da tempo a livello mondiale su veicoli mossi da motorizzazioni ibride (motori a combustione interna più motori elettrici) quando non direttamente su propulsori completamente elettrici.
La pura volontà di ‘fare cassa’ sembra una motivazione forte (6,2 miliardi di Euro) dato che il bilancio di FCA viene considerato da vari economisti solido ma gravato da un considerevole debito finanziario e permetterebbe anche di distribuire dividendi tra gli azionisti.
La cessione di Magneti Marelli sembra inoltre significare un passo significativo nello spostamento dell’asse portante di FCA verso gli Stati Uniti, di conseguenza una brutta notizia per l’Italia.
Da ricordare, inoltre, come commentando l’operazione di fusione col gruppo giapponese Calsonic Kansei tutti si siano espressi nel senso della non sovrapposizione geografica dei rispettivi mercati.
“Calsonic non è presente in Europa e Magneti Marelli non è in Giappone” e per quanto questo potrebbe rappresentare un’occasione di crescita e consolidamento senza sovrapposizioni produttive e occupazionali ma comporterebbe la possibile acquisizione da parte giapponese dei mercati ora controllati da Magneti Marelli.
Tra le tante valutazioni positive, tuttavia, l’ex Ministro PD Carlo Calenda lancia un allarme: “rischi di delocalizzazione dei brevetti e delle competenze sono reali”.
Matteo Salvini, interpellato sulla questione, avrebbe invece dichiarato, forse un po’ affrettatamente: “se non ci saranno saldi negativi sull’occupazione in Italia per me non è un problema”.