Ascolto la televisione, leggo i giornali e, per una volta,  sono lieto che il Comandante Vincenzo Valle abbia raggiunto per tempo il paradiso dei marinai (luogo sicuramente poco tranquillo ma, di certo, simpatico) . Non avrebbe sopportato la brutta storia della Costa Concordia. No, non avrebbe tollerato il balbettio dell’impomatato. Di certo si sarebbe incazzato terribilmente.

Certo, il Comandante Vincenzo Valle aveva un carattere ruvido — quel terribile carattere degli istriani e  dei dalmati — e uno stile severo, indurito da tre affondamenti sulle “rotte della morte”, quella linea maledetta che collegava in guerra l’Italia all’Africa settentrionale. Navigando per 40 anni aveva visto tutto: naufragi, disastri vari e assortiti — persino l’affondamento della corazzata Roma e l’insopportabile resa della Regia Marina a Malta nel ’43 —, poi tifoni nel mar della Cina e pirati nel golfo Persico.  Aveva affrontato fuochi e onde, bombe e siluri, tempeste e bonacce, fondali insidiosi e orizzonti sconosciuti — da Vancouver a Durban — ma mai aveva assistito  alla scena di un “comandante” che fugge, balbetta e mente. Un “comandante” che piange davanti ai giudici. Per viltà manifesta.

Certo, Vincenzo Valle e i suoi colleghi erano uomini (e marinai) d’altri tempi. Schettino è figlio di questo tempo inutile. Altra roba, altra gente. Schettino nulla  sa e niente sapeva dei ragazzi forgiati dalle scuole nautiche di Lussinpiccolo, Fiume e  Pola: tanti ottimi marinai e, persino, eccellenze come l’ammiraglio Straulino, eroe della X° Mas e campione olimpico.

Ma torniamo all’attualità. La marineria italiana non è ancora defunta. A Trieste, come a Genova, Napoli, Bari, Ancona e in ogni porto e porticciolo di questo devastato stivale,  la gente di mare ancor oggi si ritrova in luoghi precisi, sempre gli stessi, e commenta. Si parla di traversate, di tempeste, di armatori disonesti e belle donne traditrici. Mai delle disgrazie. Mai dei naufragi.  Porta sfiga.

Ma — domandina semplice, semplice —  , come hanno commentato quegli uomini  — comandanti, direttori di macchina, nostromi, marinai, mozzi —  l’agonia della grande nave, la vergogna del processo e poi la sentenza di condanna a 16 anni del petulante impiegato della Costa Crociere? Cosa ha pensato la “gente che batte le onde” ascoltando un verdetto moralmente, eticamente durissimo, senza appello? Di sicuro, da Savona a Trapani, da Taranto a Chioggia nessun uomo di mare ha avuto compassione per l’imputato.

Per i giudici “Francesco Schettino abbandono’ la Costa Concordia e lascio’ i passeggeri in balia di loro stessi. Schettino nel momento in cui saltava sulla scialuppa per abbandonare la nave era consapevole della presenza sul lato sinistro della Concordia o comunque che si allontanava in modo definitivo dalla Concordia accettando in tal modo il rischio di lasciare le persone in balia di se stesse”. L’ex comandante ha indugiato al punto che “quando e’ stata data l’emergenza generale, la situazione a bordo era scivolata verso un’estrema confusione e assenza di univoche indicazioni, con conseguente caos diffusosi tra equipaggio e passeggeri”. E quando scese dalla nave, Schettino aveva “la precisa intenzione di non risalirvi. La scelta criminale, si passi il termine, è stata quella a monte di portare una nave, con quelle caratteristiche e a quella velocità, così in prossimità dell’isola”.

Non è tutto. I magistrati parlando del famigerato “inchino” al Giglio sostengono che “La responsabilità del naufragio è pertanto di Schettino. E’ stato lui che ha volontariamente portato la nave, di notte e a elevata velocità, così vicino alla costa, senza programmare adeguatamente la manovra ma improvvisando e navigando praticamente a vista. La situazione di pericolo è stata, infatti, creata dall’imputato”. Il comandante, viene spiegato nella sentenza, “sapeva benissimo della presenza incombente degli scogli” ma era “sicuro di poter condurre l’azzardata manovra con tranquillità”, sopravvalutando le “sue abilità marinaresche”.

Per fortuna il Comandante Vincenzo Valle e i suoi tanti amici — gente tosta, abituata a navigare su bagnarole (altro che le super navi oddierne…) , sfidando tutti i mari del mondo e pronti ad affrontare, ad ogni latitudine e longitudine, tempeste e imprevisti d’ogni sorta — se ne sono andati da tempo. Da troppo tempo. Va bene così. Il mare è crudele ma giusto. Buona navigazione, papà.