La breve ma cruenta battaglia navale è avvenuta nello Stretto di Kerch, unico passaggio che mette in comunicazione il Mare d’Azov (39.000 km2 – profondità media di 7m) sito di agglomerati portuali ucraini di rilievo come Mariupol, con il Mar Nero. Quel passaggio obbligato è passato recentemente alla Russia. Mosca ha annesso la Crimea nel 2014, penisola strategica anche per la presenza della base navale di Sebastopoli, l’Ucraina, oltre ad aver perso parte del suo territorio con ingenti riserve di gas e petrolio offshore (circa 13 miliardi di metri cubi), ha perso il controllo dello stretto con il pericolo di vedere interdetto il possibile accesso al Mar d’Azov.

Prima del 2014 infatti, quel piccolo braccio di mare era diviso equamente tra l’Ucraina, che possedeva la Crimea quindi la parte occidentale dello Stretto, e la Russia che possedeva solo quella orientale facente parte dell’Oblast di Krasnodar. Il colpo di mano russo che ha portato all’annessione della Crimea ha messo Kiev in pericolo con la “sorella” russa che controlla un accesso marittimo vitale per la propria sopravvivenza: dal Mare d’Azov, infatti, passa la stragrande maggioranza del grano ucraino esportato. Il nuovo ponte che collega la Crimea all’Oblast di Krasnodar, è stata occasione di accesa polemica internazionale in quanto l’Ucraina ha accusato la Russia di averlo costruito “basso” per bloccare il passaggio alle grandinavi che operano dal porto di Mariupol. La Russia non ha porti così importanti nel Mare d’Azov avendo le proprie basi altrove e l’esportazione del grano russo nel Mar Nero.

L’unità della Guardia Costiera russa che ha aperto il fuoco contro due cannoniere classe Gyurza-M ed un rimorchiatore che le accompagnava nell’attraversamento dello Stretto, era pertanto solo questione di tempo. La marina militare russa sarebbe intervenuta in quanto le unità ucraine avrebbero violato le acque territoriali russe. L’Ucraina non avrebbe avvisato le autorità russe del passaggio del naviglio nello Stretto di Kerch. L’Fsb, il servizio di sicurezza della Russia erede del Kgb,sostiene che quella ucraina è stata una “chiara e orchestrata provocazione” e che presto saranno fornite prove inconfutabili in merito. Le unità navali ucraine sono state abbordate e poste sotto sequestro ed i loro equipaggi, tra cui sono presenti almeno due feriti, sono trattenuti in custodia cautelare.

Alta tensione quindi a Kiev. Il Presidente Poroshenko ha convocato il consiglio di sicurezza d’urgenza che ha poi decretato come unica misura la legge marziale nelle province ucraine che confinano con la Russia, col mare e con la Repubblica Moldava ribelle filorussa della Transnistria. La decisione è al momento l’unica possibile: l’Ucraina non può permettersi un’escalation militare nella zona in quanto gli asset russi presenti sono più che sufficienti ad infliggere gravi perdite in caso di un tentativo di ritorsione militare ucraina.

Mosca ha incorporato la Crimea militarizzando il Mar d’Azov e buona parte del Mar Nero. La sua flotta, che ha sede a Sebastopoli, è di tonnellaggio superiore, sebbene non più tecnologicamente avanzata, rispetto a quella Ucraina: Kiev infatti sta facendo ricorso ai suoi alleati occidentali della Nato per garantire la sicurezza delle proprie linee di navigazione e soprattutto, intorno al diritto transito e libera navigazione. Lo stato di assedio è quindi, per il momento, l’unica reazione che può dare Kiev e sottolinea  il suo timore rispetto ai possibili tentativi di infiltrazione di corpi speciali russi che potrebbero sabotare o, come avvenuto anche in Donbass e Crimea, organizzare moti di protesta della comunità russofona.

Questo timore è spiegato dalla particolare disposizione geografica in cui è attiva la legge marziale che, lo ricordiamo, non vige su tutto il territorio dell’Ucraina ma solo su dieci regioni di confine. In più Kiev si appella al diritto marittimo internazionale, Law Of the Sea Convention, che impedisce l’accesso a mari non considerati interni come quello d’Azov. L’Ucraina sostiene d’aver diritto di passaggio lungo lo Stretto di Kerch perché ha un confine marittimo che si estende dal Mare d’Azov alla Russia.

La regolamentazione internazionale riguardante il transito di naviglio lungo gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli ancora vigente, ma è applicabile solo alla Turchia in quanto possiede delle clausole molto particolari per salvaguardare sia il diritto di navigazione sia la sicurezza della Turchia. Kiev avrebbe diritto di passaggio, così come chiunque altro, comunque trattandosi di uno stretto che mette in comunicazione due mari. Già durante la Guerra Fredda si sono registrate “frizioni” tra unità navali americane e sovietiche nel Mar Nero. In più di una occasione, infatti, cacciatorpediniere e fregate americane sono state speronate da unità navali sovietiche mentre cercavano di far valere la libera navigazione, e in particolare il diritto di una unità di navigare sulla rotta più breve possibile.