Il dibattito da anni in corso nell’ambiente marittimo sul ruolo cruciale giocato in materia di lavoro dalla formazione professionale di qualità si arricchisce di un contributo di grande interesse che proviene dalla regione Liguria. Un contributo importante a sostegno delle tesi di chi individua, ed non da oggi, nella sinergia tra formazione didattica – teorica e quella professionale – pratica per i giovani diplomati negli istituti nautici, il viatico migliore per trovare un’occupazione nell’ambiente del mare.

Sono stati resi noti in questi giorni gli straordinari risultati in termini occupazionali registrati dai corsi patrocinati dalla Regione Liguria con un finanziamento di cinque milioni di euro del Fondo sociale europeo e organizzati da 24 istituti di formazione con la collaborazione di circa cento aziende del settore. Corsi professionali che a meno di sei mesi dalla conclusione hanno registrato la straordinaria percentuale di occupazione del 77 per cento, permettendo così a 360 giovani sui 469 coinvolti di trovare un’occupazione nei settori dell’economia del mare e in particolare in comparti come quello cantieristico, crocieristico e turistico.

Numeri che testimoniano la bontà di una misura partita in sordina con l’obiettivo preventivato di un risultato occupazionale di almeno il 30 per cento degli iscritti, e che ha visto premiata dai fatti la decisione della giunta ligure guidata da Giovanni Toti di fissare nell’allestimento dei corsi un impegno di assunzione preventivo da parte delle aziende coinvolte in accordo con gli enti di formazione. Una chiara dimostrazione delle potenzialità occupazionali della blue economy e dell’appetibilità per le aziende delle cosiddette professioni del mare, vero volano di uno sviluppo che da tempo viene segnalato dagli addetti ai lavori come foriero di benefici per un indotto a tutt’oggi così vasto da essere impossibile da quantificare.

In tutti i casi è evidente che un settore dell’economia capace di garantire ricadute occupazionali di questa portata meriti quantomeno un’attenzione di riguardo da parte di istituzioni ed enti che vogliano lavorare a un incremento dell’occupazione, sia a livello nazionale che, soprattutto, nei territori più interessati dalle dinamiche proprie dell’economia del mare. Un’economia, quella blu, in grado di produrre reddito e lavoro in comparti specifici di settore come quello del personale di bordo, dello shipping e della portualità, della cantieristica e della logistica navale, ma di garantire il medesimo sviluppo economico e le stesse ricadute occupazionali anche in settori all’apparenza estranei alle dinamiche del mare e invece legati a doppio filo all’universo marittimo, specie sul versante dei trasporti, delle crociere e del diporto.

Un campionario esteso ed eterogeneo di professioni e mestieri dettati dal mercato e richiesti nel concreto dalle aziende, in un circuito virtuoso in cui enti formativi e istituzioni devono avere la possibilità di inserirsi positivamente per velocizzare i processi, garantire la qualità del prodotto umano e calibrare i percorsi formativi sulle specifiche esigenze dei territori. Territori da stimolare e sostenere con interventi e investimenti pubblici lungimiranti e misure concrete a tutela delle aziende, vero volano di crescita dell’economia e dell’occupazione.