Un patrimonio di uomini e di infrastrutture da rilanciare al meglio delle sue potenzialità nella sfida mondiale del terzo millennio. Il complesso e articolato dibattito in corso nell’universo marittimo italiano sulle ipotesi rilancio della portualità e dello shipping si è arricchito nei giorni scorsi dell’importante contributo della Federagenti, la federazione degli agenti raccomandatari e dei mediatori operativi in Italia nel settore marittimo. Uomini e donne presenti su tutti i 144 porti italiani nei settori tradizionali dei trasporti su container e dell’assistenza alle navi da carico, delle crociere, del brokeraggio, della gestione navale e dello yachting. Professionisti competenti e abituati dalle leggi del mercato a stare sul pezzo, impegnati nel concreto in un lavoro quotidiano di promozione della portualità nazionale e di sviluppo dei traffici marittimi e pertanto profondi conoscitori di una realtà quanto mai stanca degli interventi una tantum e dell’improvvisazione: una realtà, quella dei porti e dello shipping, che chiede al contrario alle istituzioni nazionali e locali misure concrete di sostegno e di rilancio dell’intero comparto.

Forte di questo background, grazie alla ribalta mediatica offerta dall’assemblea annuale di scena a Portonovo Monte Conero la Federagenti ha deciso di prendere l’iniziativa lanciando all’intero comparto marittimo un pacchetto di dieci proposte mirate a un rilancio complessivo del settore, anche e soprattutto alla luce di un presente segnato come non mai dalla digitalizzazione e dalle nuove rotte del commercio globale. Dieci proposte che alternano percorsi di cambiamento in realtà poco praticabili a proposte sensate e dalla forte carica costruttiva, ispirate per lo più da un ripensamento generale dell’impalcatura normativa di settore non più in linea con un’attualità frenica e pertanto non più rinviabile. Un decalogo imperniato sulla vera emergenza del comparto, ossia lo smantellamento radicale della burocrazia, il male atavico che rischia ogni giorno di più di causare la paralisi del settore con il suo carico insulso di riti obsoleti e passaggi insostenibili in un’epoca, quella della digitalizzazione, dove la vita e la morte delle imprese spesso si decide proprio sul tempo. Una burocrazia da snellire con una semplificazione radicale delle leggi e degli iter amministrativi, che rendono un’impresa improba capitoli fondamentali come le concessioni portuali e la realizzazione dei dragaggi. Per cogliere le opportunità del mercato mondiale Federagenti segnala a ragione l’urgenza di un cambio di mentalità di tutti, maggiore capacità di pianificare da parte delle istituzioni e meno improvvisazione da parte degli addetti ai lavori, condizione imprescindibile per un drastico ed effettivo cambio di marcia.

Il nuovo corso del comparto marittimo, è la richiesta di Federagenti, non può prescindere dal riconoscimento formale di una figura istituzionale ad hoc, nella fattispecie un sottosegretario al Consiglio dei ministri con delega allo “spazio marittimo”: una figura ormai invocata da tutte le anime del settore marittimo quasi a suggellare anche simbolicamente l’importanza di un settore di importanza cruciale per l’Italia, sia dal punto di vista economico che sociale. Un settore che, a dire il vero, interessa così tanti lavoratori e riveste un’importanza economica tale da avere pieno titolo per pretendere un ministero, ma in ogni caso la richiesta ufficiale della Federagenti è corredata da una serie di enti riformati e figure istituzionali di supporto al comparto: un’idea di riforma che spazia dall’istituzione di un’agenzia centrale per il Registro internazionale alla creazione in seno al MIT di uffici ministeriali preposti all’individuazione delle opere prioritarie. In mezzo una serie di statuti speciali, decreti ad hoc e uffici specifici nel ministero dei Trasporti pensati per lavorare tutti insieme alla pianificazione nel lungo periodo delle opere prioritarie per il comparto.

Il pacchetto di proposte della federazione degli agenti marittimi prosegue poi con una serie di interventi mirati come la modifica delle legge sui dragaggi, il reinsediamento di comuni e regioni nei comitati di gestione portuale e una nuova Agenzia delle dogane disciplinata dal ministero dei Trasporti, così come accade oggi con la Guardia costiera. Un complesso di misure che confermano per l’ennesima volta che, per un reale rilancio del settore del mare, non si può prescindere dalle competenze e dall’esperienza di chi quel comparto lo conosce e lo vive ogni giorno.