Il caos regna sovrano sulle banchine dei porti italiani. La riforma portuale voluta ad agosto dal ministro Graziano Del Rio — un progetto incompleto ma non pessimo —  si sta rapidamente impanatando nei soliti litigi tra campanili e nelle ripicche tra camarille politiche. Risultato, una commedia degli equivoci targata PD.

Ad oggi rimangono in sospeso i presidenti delle nuove Autorità di sistema portuale di Bari-Brindisi, Gioia-Tauro-Messina, Palermo, Catania-Augusta e Cagliari. In Sardegna il governo Gentiloni sarebbe orientato sull’ex manager Contship Domenico Bagalà, ma la Regione vorrebbe invece un sardo, possibilmente il proprio assessore ai Trasporti Massimo Deiana, mentre gli ultimi dati di traffico passeggeri stanno ravvivando le riserve di Olbia-Porto Torres a cedere sovranità a Cagliari, adombrando sospetti su un Nord-Sardegna che produce e Cagliari che dal Sud incassa e comanda.

Gran casino anche in Sicilia. Né il Partito Democratico messinese, né il governatore Rosario Crocetta (che venerdì ha presentato la lista RiparteSicilia in odio ai renziani) vogliono l’accorpamento di Messina con Gioia Tauro: il timore è che il porto siciliano, garantito dai traffici petroliferi di Milazzo e dai passaggi sullo Stretto, si trovi a ripianare i buchi calabresi. Crocetta annuncia «battaglia eterna» ma il Pd locale lo accusa di demagogia elettorale.

Ma non solo.  Le assemblee regionali di Calabria e  Sicilia (una volta tanto d’accordo) si oppongono alla nomina di  Alberto Rossi al comprensorio Gioia Tauro- Messina. Perchè? Rossi è genovese ed è già legale della compagnia Msc, principale cliente di Gioia Tauro e azionista al 50% dell’unico grande terminal container dello scalo.

L’agitato Crocetta ha poi bloccato a Catania-Augusta Crocetta la nomina a presidente di Andrea Annunziata e rinfaccia a Delrio, di favorire il sindaco renziano catanese, Enzo Bianco, a scapito di Augusta. Perfidamente, Delrio ha risposto allo smemorato Crocetta, pubblicando un documento di sei pagine, datato settembre 2016, in cui è lo stesso governatore siciliano a chiedere, con ampia documentazione, lo spostamento della Adsp da Augusta a Catania.

Nel frattempo anche Assoporti è paralizzata  in attesa del cambio di statuto e di un nuovo segretario generale, dopo l’addio di Paolo Ferrandino dimessosi per uguale incarico, ma presso l’Adsp di Ravenna. Il risultato è che a livello centrale la macchina governativa è ferma, mancando tra l’altro un viceministro o sottosegretari con una delega specifica ai porti, e dovendo Delrio fare i conti con enormi emergenze, a partire dal terremoto in Abruzzo. Il mare può attendere.