«Esploderà, deve esplodere, non ne possiamo più di Hollande e della gauche, questa volta votiamo Marine!». Così Caroline, la nostra taxista alla Guadeloupe. Una settimana fa. Caroline, nera, nerissima e incazzatissima ci aveva annunciato il successo di Marine di Le Pen nel percorso tra la spiaggia di Sainte Anne e Point à Pietre. Fuori il sole scottava ma Caroline era furibonda. Mara — le donne sono terribili quando si appassionano di politica — la stuzzicava e la nostra taxista non attendeva altro. Alla fine è sbottata. Caroline non sopporta più i socialisti, i radical chic parigini e le puttanate sul razzismo che il ministro Manuel Valls racconta sulla televisione di stato. Caroline paga le tasse (tante tasse…) e non tollera i clandestini di Haiti, detesta i profughi delle isolette caraibiche (anglofone) e ne ha piene le scatole della Francia buonista che spiaggia i detriti della globalizzazione sulle coste della sua isola. «Non è una questione di pelle, ma di giustizia. Noi paghiamo e questi scemi della Metropole accolgono, accolgono, e noi paghiamo, ma noi siamo francesi e non possiamo accettare l’invasione…». Caroline, nera, nerissima, vuole giustizia. Leggi severe e nessun immigrato. Sul suo bel taxi sventola un portachiavi con la fiamma e oggi ha votato Marine Le Pen. Punto.

La piccola e media borghesia nera delle Antille francesi ha fatto la sua scelta. Come gli agricoltori delle Ardenne e dei Pirenei, i figli dei minatori del Passo di Calais e i micro imprenditori dei distretti della costa atlantica. Geografie, ambienti, culture sino a ieri assolutamente impermeabili (se non ostili) ai discorsi lepenisti, alla droite nazionalista. Storie vecchie. Il successo (non il trionfo…) di Marine Le Pen è tutto qui. Per completare il risultato — il fatidico trenta per cento e il primo posto nella classifica — sono mancate Parigi e Lione. Le metropoli. I numeri pesanti.

Nicolas Sarkozy ha realizzato una missione impossibile. Complimenti. Bravo. Nonostante i suoi problemi giudiziari e le incertezze del suo partitone — l’UMP-UDI —, l’ex presidente è riuscito a compattare la maggioranza relativa dei francesi su un programma destrista e neo nazionalista: legge e ordine, laicismo e severità, un po’ d’Europa ma non troppo. Marianne e De Gaulle. Un fritto misto appetibile e consumabile.

Rimane il problema del Front National — la seconda forza di Francia — . Per chiudere il dossier Hollande (sconfitto ma non distrutto, attenzione…) Sarkozy dovrebbe aprire alla signora Le Pen — approfittando della debolezza strutturale del FN in provincia — e proporre schemi coraggiosi e innovativi sul territorio, nei dipartimenti. Un’occasione unica per pensionare i notabili chirachiani, i tecnocrati dell’era giscardiana (la vecchia destra moderata, perdente ma ancora potente in periferia) e costruire una politica delle alleanze tra le due destre giovani e vincenti. Una nuova fase politica che sconvolgerebbe gli assetti politici transalpini. La Francia profonda — dalle Antille al Var — attende, spera e se ne frega degli umori della rive gauche e dei giochetti dei politicanti parigini.

I tempi sono corti. Sarkò non è un genio. Marine è coriacea. Hollande attende. Caroline è sempre incazzata.