Marine Le Pen — sulle orme del Bonaparte e dei suoi savants, l’Egitto è da due secoli una passione francese —  è in questi giorni nella capitale africana per incontrare autorità politiche e religiose. Giovedì sera la bionda signora è stata ricevuta da Mohammed Al Taybe, iman della moschea di Al Azhar e  rettore dell’università del Cairo, una delle principali istituzioni dell’Islam sunnita.

«Abbiamo ragionato sulle possibili convergenze e collaborazioni contro le minacce del fondamentalismo», ha dichiarato Marine all’uscita dell’incontro. «La signora ha riconosciuto che non bisogna confondere l’Islam con la violenza degli estremisti e ha assicurato che  rivedrà alcune sue posizioni», ha chiosato lo sceicco.

Altro punto, incontestato questa volta, è il pieno appoggio della signora e del religioso «alla lotta del presidente Al-Sissi contro il terrorismo e l’estremismo». Un punto di incontro su cui costruire — sulle coordinate di Bonaparte e de Lesseps, il realizzatore gallico del canale di Suez, e sull’onda della recente vendita di navi e aerei transalpini —  una nuova politica francese nel Levante e nel mondo arabo. Marine è stata ricevuta successivamente dal papa copto Teodoro II nella cattedrale cairota di San Marco con cui ha discusso sulla tragedia dei cristiani d’Oriente, annunciando il suo impegno per rinsaldare l’alleanza strategica tra la Francia e l’Egitto, «civiltà eterna e nazione orgogliosa e indipendente».

Un risultato pieno che silenzia le recenti polemiche interne. Prima d’involarsi verso l’Africa la signora ha infatti declassato, buttandoli fuori dagli organi dirigenti, gli ultimi due fedelissimi del babbo: gli eurodeputati Marie Crhstine Arnautu e Bruno Gollnisch. L’Arnautu, leader storica (e dimissionaria) della federazione FN delle Alpes Marittimes, aveva pervicamente difeso Jean Marie nella polemica interna e  protestato per la rimozione dal sito ufficiale del partito d’ogni immagine del fondatore. Troppo per Marine. Adieu Bruno, adieu Marie Christine…