«Eletta Presidente della Repubblica, nominerò Nicolas Dupont-Aignan Primo Ministro, con un governo di unità nazionale. Non abbiamo più tempo. A tutti i francesi: è arrivato il momento di unirci per difendere gli interessi della Francia. Insieme, uniti, ridaremo al nostro Paese la sua grandeur». Parole di Marine Le Pen.

Al netto dei toni enfatici della candidata, ieri si è aperto non solo un nuovo capitolo della campagna elettorale ma, soprattutto, è iniziata una fase nuova della politica transalpina. Dopo più di 40 anni di isolamento, il Front National è riuscito finalmente a fissare un’alleanza aperta, ufficiale e chiara con una altra forza politica, i gollisti sovranisti di Debout la France. Al di là dei numeri importanti ma non determinanti — la formazione di Dupont-Aignan porta in dote alla signora un milione e 700mila voti —, il significato politico è forte e prelude, in vista delle legislative di giugno, a nuove, più ampie aggregazioni.

Probabilmente è il primo passo di un percorso complicato quanto interessante che premia le scelte intraprese da Marine e da Phillippot nel 2011, all’indomani del congresso di Tours. Ma non solo. Per i frontisti — preoccupati dai risultati nelle grandi città, solo a Tolosa Marine ha vinto su Macron — l’accordo è l’occasione per correggere il tiro in campo economico e tranquillizzare quella parte d’elettorato che al primo turno ha scelto Fillon. Il documento firmato nella grande sala dei Salons Hoche a Parigi è infatti basato su un «patriottismo pragmatico che privilegi le decisioni di buon senso. La transizione dalla moneta unica alla moneta omune europea (sul modello dll ECU, ndr) non è quindi pregiudizialealle decisioni di politica economica. Il calendario politico sarà adattato alle priorità e alle sfide immediate che il governo fancese dovrà affrontare. Tutto sarà comunque fatto per  organizzare serenamente la transizione monetaria e la messa in opera concertata da parte di ogni Paese del diritto a gestire la propria valuta e la propria banca centrale».

Insomma, calma e gesso e nessuna accelerazione sull’euro. Nell’attesa che qualcuno avvisi i lepenisti nostrani, Marion Maréchal Le Pen, l’icona degli identitari gallici, ha aggiunto in un’intervista al Corriere: «Marine Le Pen aspetterà le elezioni europee del 2018, nella speranza di veder arrivare al potere i nostri alleati, in particolare in Italia. Poi inizieranno i negoziati a livello europeo sui lavoratori distaccati, sulla supremazia del diritto nazinale su quello europeo, la possibilità di fare dl protezionismo economico e anche sulla questione dell’euro. Alla fine Marine tornerà davanti ai francesi per il referendum decisivo: “questa UE rinegoziata vi sta bene, o preferite abbandonarla?”. In ogni casoil processo sarà lungo e democratico ci vorranno molti mesi o anni».

Un’inversione di marcia abile (e decisamente ragionevole) che ha subito preoccupato Macron. Come nota Le Figaro, il “candidato di plastica”, a differenza di Chirac nel 2002, non ha la vittoria in tasca: vi sono dieci milioni di francesi ancora indecisi e la barriera della demonizzazione antilepenista, l’ultimo rifugio dell’apparato, non regge più.

Ultima considerazione. Marion, per una volta in sintonia con la zia, ha citato come principale alleato italiano la Lega Nord e ha aperto uno spiraglio verso i Cinque Stelle. La destra politica nostrana è stata invece relegata nella sottocategoria di “alleati oggettivi”. Un problemino che FdI farebbe bene ad affrontare. Alla svelta.