Ed alla fine a Marino, sindaco di Roma al momento in cui scriviamo, saltarono i nervi :” La destra torni dalle fogne da cui è venuta!” esclamò con furore oratorio.
La frase appartiene ad un corredo di slogan degli anni di piombo, che iniziava con “fascisti, carogne , tornate nelle fogne” ed in un crescendo di violenza si concludeva con “ uccidere un fascista non è reato”.
Ora si dà il caso che Ignazio Marino sia sindaco e medico.
Nel momento in cui un uomo politico assume la carica di primo cittadino diviene “primus inter pares”.
Abbandona cioè la figura di uomo di parte, pur mantenendo il diritto ad esprimere tutte le sue opinioni ed a perseguire la sua visione politico-amministrativa, diventando il rappresentante di tutti i cittadini, a qualunque credo ed etnia e religione appartengano. Ha il dovere di ascoltare tutti, accettare ogni critica, prendere decisioni nell’interesse della cittadinanza, senza discriminazioni.
Non può offendere o disprezzare alcuno, anche se nel suo intimo possono umanamente convivere antipatie o preclusioni ideologiche.
Può usare come ogni politico la vis polemica per attaccare l’avversario, può ricorrere alla battuta salace o alla satira, un’arma dialettica tagliente che però non uccide nessuno. Non può, anche perché rappresenta un esempio istituzionale , fare del male con parole cattive ad una parte politica avversa alla sua.
Recentemente un sindaco della Lega, abituato a farsi pubblicità con ogni mezzo, definì “animali” i comportamenti di molti rom, venendo crocifisso da tutti, finché si arrivò a minacce di morte contro di lui.
Non ricordo però prima d’ora un sindaco di destra , di centro o di sinistra, che abbia offeso con tale disprezzo e violenza la parte avversa.
Marino però è anche medico. Al momento della laurea, il mio collega Ignazio avrà declamato, magari in fretta come sempre avviene, il giuramento di Ippocrate che così recita in alcuni passi aggiornati :” …di evitare , anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione… “ e poi ancora “… di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità , condizione sociale e ideologia politica.”
Un medico, anche se intraprende la carriera politica, rimane sempre tale per tutta la vita, vincolato a quel giuramento e ai comportamenti che ne conseguono.
Quale paziente si farebbe operare da un chirurgo che considera topi di fogna i propri avversari politici, qualora trapelasse che proprio lui , il malato, appartiene a quella categoria?
Ci furono illustri chirurghi che senza rinnegare il proprio credo politico, e senza disprezzo per il prossimo, intervennero su celebri politici. Pietro Valdoni, un luminare, operò d’urgenza Togliatti, dopo lo storico attentato del 14 luglio 1948, salvandogli la vita.
Il leader del PCI, al momento delle dimissioni, chiese il conto.
Quando Valdoni presentò la sua parcella, alla vista di quanto era salata, Togliatti, agitando l’assegno, esclamò :” Questi sono soldi rubati !” Grandiosa fu la risposta del celebre chirurgo :” Non mi interessa la loro provenienza.”
Anche il nostro grande Pinuccio Tatarella affidò la sua vita ad un avversario politico, il professor Salizzoni, di Rifondazione Comunista, il maggior esperto di trapianti di fegato in Italia. Purtroppo non ci fu niente da fare, forse anche perché il leader di AN non cercò facili raccomandazioni ed arrivò tardi all’intervento.
Il professor Salizzoni vide in Tatarella un uomo sofferente come tanti, non certo “un topo di fogna”.
E l’uomo di destra affidò la sua vita al grande professionista, non certo “ad una carogna stalinista”.
Altri uomini, altri stili.