Il cattolicesimo democratico fa quello che il socialismo non potrebbe fare: amalgama, ordina, vivifica e si suicida.

(Antonio Gramsci, Ordine Nuovo, 1919-20, cap. 86)

 

 

Ormai il neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha giurato e va a occupare la sua funzione istituzionale. E’ inutile ormai stare a rivedere il teatrino politico che ha preceduto l’elezione. Quello che mi preme, prendendo spunto dalla qualifica assegnata al neo Presidente di “cattolico” o, meglio di “cattolico democratico”, è osservare alcune reazioni appunto del mondo cattolico e il suo riposizionamento politico all’interno dello scenario Renzi – Mattarella.

I cattolici in Italia ormai sono minoranza. Ovviamente non si parla di battezzati ma di realmente praticanti, frequentatori regolari di Messe: gli studi a livello nazionale o locale li quantificano intorno al 15% della popolazione italiana. Minoranza ma comunque nucleo coeso e , teoricamente, omogeneo. Coeso perché questa fetta di popolazione è soggetta al Magistero della Chiesa di cui settimanalmente, almeno, ascolta i messaggi. Appunto, ascolta, ma non omogeneamente agisce in conformità al Magistero stesso. Non è qui il luogo per analizzare il messaggio che scende dai pulpiti anche se è un discorso interessante al punto che un valido monsignore come Nicola Bux qualche anno fa diede alle stampe un libretto dallo spiritoso titolo “Come andare a Messa e non perdere la fede”.

Guardiamo invece al comportamento e alla rappresentanza politica dei cattolici. Dispersi in tutti i partiti dopo la fine ingloriosa della Democrazia Cristiana, oggi non riescono a individuare né leader né partiti che nei loro programmi li rappresentino pienamente. Mi riferisco a quella parte della minoranza cattolica che non si riconosce nel Partito Democratico, perché la mia esperienza di frequentazione di una parrocchia del milanese mi ha dimostrato che alcuni catechisti, collaboratori parrocchiali a vario titolo, un partito di riferimento l’hanno trovato e ci stanno dentro comodamente: il Partito Democratico. Tralascio qui di porre domande sulla coerenza tra i programmi del PD e la dottrina sociale della Chiesa, che è vincolante per ogni credente. Affronto però il problema della rappresentanza politica di quella fetta di popolo cattolico che per comodità definirò “di centro-destra”. Delusi dai leader eletti e trascurati dai partiti non progressisti, negli ultimi tempi si stanno organizzando in altra maniera, facendo sentire le loro istanze in difesa della famiglia naturale attraverso le manifestazioni delle Sentinelle in Piedi, di cui già mi sono occupato sulla destra.it, attraverso meeting e conferenze contro l’imposizione dell’ideologia del gender nelle scuole, in difesa della libertà di educazione. Sono tutte manifestazioni senza bandiere di partito e che riuniscono alla rinfusa sia il “militante” di movimenti cattolici organizzati come Comunione e Liberazione o di Alleanza Cattolica sia il semplice parrocchiano un po’ più attivo degli altri.

Internet e i social net favoriscono questo aggregarsi “spontaneo”. E non sono numeri da poco se al Convegno milanese per la Famiglia, con sorpresa degli organizzatori, si sono trovate due o tremila persone convenute a fronte del migliaio di contestatori sotto i simboli proprio del PD e delleassociazioni filogay convocate da un intenso impegno mediatico di grandi quotidiani.

Sull’onda di questa aggregazione spontanea ed apartitica il 13 gennaio è apparso nelle edicole di quasi tutta Italia un nuovo quotidiano, La Croce, diretto da Mario Adinolfi, ex deputato e cofondatore del PD. Il quotidiano si avvale della collaborazione della scrittrice Costanza Miriano che coi suoi tre libri dai titoli alquanto provocatori (Sposati e sii sottomessa, Sposati e muori per lei e l’ultimo Obbedire è meglio) ha venduto senza grandi investimenti promozionali la bellezza di oltre centomila copie. Anche gli altri collaboratori non sembrano di provenienza piddina. Anzi, i nomi di quelli che conosco personalmente me li indicano come.appartenenti all’area “conservatrice” (sempre utilizzando termini impropri ma necessari a farsi capire). Le otto pagine del quotidiano spaziano dal messaggio di Papa Francesco alla difesa della vita e della famiglia, dalla cronaca sportiva al racconto di colore locale. Il quotidiano è stato accolto con grande entusiasmo dal quel popolo cattolico non progressista, un po’ disamorato del quotidiano della CEI, Avvenire e, pare, che la vendita e gli abbonamenti siano andati bene. C’è però un neo: Adinolfi che si riserva il commento politico, già si era lasciato andare ad eccessivo plauso del Presidente Napoletano che, agli occhi dei cattolici, ha qualche responsabilità nella vicenda della morte di Eluana Englaro e in occasione delle elezione del nuovo Presidente , dopo aver, legittimamente, auspicato un Capo dello Stato cattolico, ha intonato canti di giubilo per l’avvento di Sergio Mattarella.

Alle immediate reazioni dei lettori che non si riconoscevano in quella scelta e alle perplessità manifestate da un altro quotidiano cattolico on line, La Nuova Bussola Quotidiana, (perplessità peraltro manifestate senza rivolgere critiche o rampogne al “concorrente” quotidiano cartaceo), Adinolfi si lanciava in un pesante attacco ai cattolici che si permettevano di non condividere l’entusiamo per Mattarella, impiegando termini cortesi come “cretinate ideologiche”. Ora, al già minoritario mondo cattolico è evidente che queste polemiche non giovano e avrei preferito che tra fratelli nella stessa fede regnasse la concordia ma non posso non sottolineare la irragionevole pretesa di Adinolfi di trovare piena adesione alla sua posizione, rispettabile ma opinabile quanto ai dettami dellla dottrina sociale della Chiesa che lascia liberi i cattolici di fare le proprie scelte politiche. Il cattolico può essere repubblicano o monarchico, conservatore o progressista, centralista o federalista purchè nel rispetto del Magistero sociale. Neanche ai tempi della Democrazia Cristiana si pretendeva tale unanimità. E allora qualche domanda viene spontanea. Tralascio quella banale ma inevitabile di chi sta dietro a una così costosa operazione, pensando che Adinolfi e qualche suo amico abbiano rotto il salvadanaio e passo oltre. Noto però che se la testata si rivolge (come dichiarato) al mondo “di sinistra” affinchè si liberi dall’ipoteca radicale e riaffermi la difesa della vita, della famiglia, della libera educazione, il giornale dovrebbe essere venduto a quella “sinistra” che, invece, non solo non mi pare lo compri ma era davanti alla Regione Lombardia a contestare rumorosamente lo stesso Adinolfi.

Se invece La Croce intende rivolgersi al mondo cattolico conservatore perché sbilanciarsi così incautamente a favore di un cattolico democratico difensore dei PACS proposti da Rosy Bindi (una tipologia di unione civile estesa alle persone dello stesso sesso) e nel 2008 lodato da Franco Grillini dell’Arcigay per la sua apertura alle unioni omosessuali? Qualcosa non mi torna. Adinolfi vuole “convertire” alla difesa della famiglia il PD o vuole trasbordare i cattolici moderati nel campo di Renzi? Siamo di fronte a un lodevole impegno in difesa della vita e della famiglia naturale o a un tentativo di “addormentare” la reazione del popolo cattolico senza etichette? Da qualche parte Lenin scrisse “quando temete una reazione, organizzatela voi”.Qualcuno mi ha detto che sono troppo diffidente, ma quando leggo che Adinolfi spera che alla futura convention di giugno in difesa della vita e della famiglia partecipino, almeno idealmente, sia Mattarella che Renzi, non so se mi trovo davanti un illuso o un trasbordo stile DC che prendeva voti a destra per portarli a sinistra. Tanto più che il neo Presidente nel discorso di insediamento ha infilato nel programma del settennato una frase sibillina “Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva” Staremo a vedere, ma vigilando.