Alla fine, a malincuore e con un certo in ritardo, abbandonati per un attimo gli amati selfie con lasagne e polenta e le esibizioni da tamarro da spiaggia, lo sceriffo Salvini detto, chissà perché, il “Capitano” aveva dovuto riprendere in mano il caso più fastidioso della sua giurisdizione. Una pratica rognosa che da tempo giaceva minacciosa sul suo tavolo e che lo sceriffo, nonostante le sollecitazioni dei sottoposti più avveduti, esitava a riaprire sapendo che sarebbe stata fonte di grane e fastidi a non finire che lo avrebbero sottratto agli amati passatempi, cioè scorazzare su e giù per i social network e fotografare cibo poi oggetto di epiche magnate.


Il caso era molto spinoso: si trattava della sparizione di Governo del Cambiamento, giovanissimo rampollo di una strana ma eminente coppia della contea di Italy.
In realtà la questione era più complessa: apparentemente il giovane era ancora in circolazione, ma non era più lui tanto che non si capiva se un impostore avesse preso il suo posto o se, come in un film di fantascienza, un organismo alieno se ne fosse impadronito.
Il giovane Governo era stato partorito un annetto prima tra mille colpi di scena anche comici, come quando un certo Cottarelli – curioso personaggio piovuto da non si sa dove – aveva tentato addirittura di soffocarlo nella culla per prendere il suo posto, ma aveva fallito facendo una figura da fesso.


Quello che era certo é che l’ambiziosa e vivace creatura che doveva teoricamente ribaltare il sistema era diventato col tempo un inutile ed incompetente pasticcione inerte, parolaio ed inconcludente.
“Governo del cambiamento” (così lo avevano battezzato i genitori) era nato da un matrimonio di interesse sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo ed aveva sparigliato le carte politiche suscitando molte aspettative da una parte e altrettanto odio dall’altra.
Molti non sopportavano la pretesa del giovane rampollo di stravolgere gli equilibri di potere della contea di Italy, da sempre saldamente in mano a una cricca di pupari trasformisti e culi di pietra che ne avevano delegato la gestione ai fidati scudieri del Klan Pidiota, una setta politicamente corretta che osservava la religione cattocomunista ed era infiltrata dovunque, dalle redazioni alle banche, dai tribunali alle sacrestie.


Quando era improvvisamente comparsa in città la signorina 5Stelle, una sprovveduta ma bizzosa ereditiera figlia di un comico ambulante che aveva fatto fortuna scoprendo una miniera d’oro elettorale, tutti avevano messo gli occhi sulla sua ricca dote che i poteri forti volevano assolutamente affidare alle rapaci mani dei fedeli pidioti del Klan, che avrebbero domato senza problemi la bizzarra ereditiera e ne avrebbero sfruttato al meglio il patrimonio.
Solo che la signorina 5Stelle si era rivelata imprevedibile, aveva schifato i raffinati salotti politicamente corretti dei pidioti ed era fuggita con i rozzi e barbari manovali delle valli settentrionali della contea, ricchi e facoltosi ma poco presentabili in società.
Dalla fuitina era nato per l’appunto, con un parto assai complicato, il nostro bel “Governo del Cambiamento” anche se, esaurita ben presto la passione iniziale, il rapporto tra l’ereditiera e i buzzurri settentrionali si era rivelato solo uno squallido matrimonio di interesse nel quale ognuno cercava di fregare l’altro.


Nel frattempo il giovane Governo, affidato alla sorveglianza di Salvini detto Capitano, lo sceriffo più temuto del West, deludeva le speranze di cambiamento germogliate alla sua nascita; con l’andare del tempo e alla prova dei fatti il giovane di rivelava molto diverso da come ci si sarebbe aspettati.
Sicuramente su di lui avevano influito negativamente alcune cattive compagnie: certi amici di mamma 5Sstelle, come il duo Toninelli e Trenta, ad esempio, o il suo favorito, un ragazzo sprovveduto senza arte né parte che pensava di avere abolito la povertà e iniziato un nuovo boom economico, o ancora certi ambigui personaggi che gli ronzavano intorno, come la coppia Tria-Moavero, messi lì come severi precettori, si dice dal Presidente in persona, con il compito di impedirgli di toccare certe cose.


I problemi creati da Governo del Cambiamento continuavano ad accumularsi sulla scrivania dello sceriffo Salvini, che però non ci faceva caso. In fondo lui doveva solo garantire l’ordine pubblico in città e lo stava facendo con grande successo. La sua popolarità cresceva costantemente, specialmente dopo che aveva praticamente fermato il contrabbando di schiavi che da tempo infestava la contea di Italy e col quale in molti si arricchivano senza scrupoli al riparo di ipocrite buone intenzioni umanitarie. Andando avanti così avrebbe potuto ben presto candidarsi a governatore dello stato.


Ovviamente le sue azioni avevano fatto inferocire quelli ai quali aveva rotto le uova nel paniere, soprattutto prefiche e predicatori che lui affrontava sul loro stesso terreno sventolando crocifissi e baciando pubblicamente rosari, un’abitudine effettivamente di pessimo gusto.
Ma lui tirava diritto; nemmeno un bizzarro giudice emulo di Roy Bean, che come lui applicava la legge a modo suo, lo aveva fermato.
Lo sceriffo Salvini era un uomo pratico, non era portato per i pensieri troppo complessi; pensava che finché fosse riuscito a garantire l’ordine nessuno avrebbe potuto toccarlo. La signorina 5Stelle per non avere guai sarebbe sempre stata al suo fianco, i pasticci del giovane Governo sarebbero passati in secondo piano e del cambiamento che gli aveva dato il cognome, tra selfie e proclami iperbolici, alla fine nessuno si sarebbe nemmeno più ricordato.


Così avrebbe potuto continuare tranquillamente a fare tweet e scorpacciate ed a guidare ruspe (un’altra sua grande passione) accrescendo la sua popolarità e preparandosi a fare il governatore.
Nemmeno le elezioni continentali, nelle quali il suo gruppo aveva preso più voti di tutti umiliando anche la signorina 5Stelle, lo avevano convinto ad affrontare il problema di Governo del Cambiamento.


Eppure qualcosa non quadrava, come gli ripeteva continuamente il vice sceriffo, un tipo taciturno e riflessivo di nome Giorgetti, e anche molti manovali delle valli, gente pragmatica che mal sopportava le bizze della 5Stelle e della sua corte di dilettanti incapaci. Governo del Cambiamento era troppo diverso da come avrebbe dovuto essere, era giunto il momento di capire dove fosse finito e chi fosse l’impostore che ne aveva preso le sembianze. Mentre lo Sceriffo Salvini cominciava a scartabellare il ponderoso dossier e la capricciosa Signorina 5Stelle piantava la solita e inutile grana contro la ferrovia trans continentale, come se si potesse continuare ad attraversare il West in diligenza, accadde il fatto che apri finalmente gli occhi allo sceriffo.


Era in corso l’assemblea che avrebbe dovuto eleggere i capi della Commissione continentale, un organismo pletorico e insopportabile, espressione della potente banda degli avidi allevatori del Nord che avevano deciso di impadronirsi dei pascoli e dell’acqua della contea di Italy mettendo all’incasso certe vecchie cambiali finite nelle loro mani quando, con la complicità di alcuni collaborazionisti locali, si erano appropriati della Bank of Italy.

Si trattava di sostituire il presidente uscente, detto Doppio Rhum, e i commissari, incluso un velenoso nanerottolo francese che non perdeva occasione per umiliare ed insultare la contea e i suoi abitanti. Ovviamente i pidioti erano in combutta con i famelici allevatori del Nord coi quali speravano di dividere il bottino e dai quali sapevano di poter ottenere l’appoggio per ridurre all’impotenza il giovane Governo e liquidare lo sceriffo Salvini. Avrebbero usato la loro solita arma, il micidiale spread, contro il quale le Colt 45 o i Winchester verbali di Salvini nulla potevano. Le elezioni della commissione, però, non stavano andando come previsto: le coalizioni del Nord, appoggiate dai collaborazionisti pidioti, non riuscivano ad imporre la loro candidata e il rischio di un disastro senza precedenti era nell’aria.


Ma un colpo di scena imprevisto ribaltò la situazione.
La signorina 5Stelle, che a parole si era sempre schierata contro la commissione del Nord, aveva confermato la sua volubilità e inaffidabilità fornendo inaspettatamente i voti decisivi per la nomina della presidente scelta dalla banda del Nord. Invece di affossare la commissione l’aveva salvata, perdendo un’occasione storica e creando un grosso guaio alla contea. Finalmente lo sceriffo Salvini era stato costretto ad aprire gli occhi: se la 5Stelle e il Klan dei pidioti erano in combutta su un tema così importante il problema di Governo del Cambiamento assumeva tutta un’altra dimensione; era chiaro che il giovane era stato plagiato, manipolato forse drogato o addirittura sostituito. Il caso alla fine gli era scoppiato tra le mani.


A quel punto non fu difficile trovare il colpevole, che come in tutti i gialli che si rispettino era il maggiordomo. Quando era nato Governo del Cambiamento, i genitori gli avevano subito affiancato un maggiordomo di fiducia, scelto dalla signorina 5Stelle, col compito di fare in modo che i voleri dei genitori fossero rispettati.
Si trattava di un certo Conte, un simpatico e sconosciuto professore che all’inizio si era prestato diligentemente al compito assegnato a costo di suscitare le ironie della setta dei pidioti e dei loro fiancheggiatori.
Ma Conte era un tipo ambizioso e il ruolo di maggiordomo, sia pure di lusso, gli andava stretto. Uomo di mondo, molto più affine per formazione ed estrazione ai poteri forti che ai suoi due datori di lavoro, non ci aveva messo molto a creare le giuste connessioni con quel mondo nel tentativo di ritagliarsi un ruolo da protagonista.
Aveva trescato facilmente con la banda del Nord alla quale aveva garantito i voti della signorina 5Stelle, che forse non aveva nemmeno capito quello che stava facendo, in cambio dell’appoggio contro lo sceriffo Salvini e il suo mucchio selvaggio di manovali incazzati.
Lo avrebbe cucinato a fuoco lento, facendo finta di appoggiarlo, fino al duello finale all’OK Corral della legge finanziaria, quando con l’aiuto della banda nordista avrebbe mandato in fumo tutte i provvedimenti sui quali lo sceriffo Salvini fondava il suo consenso e lo avrebbe affossato definitivamente portando la signorina 5Stelle a quel connubio coi pidioti che tutti auspicavano.


Ora era tutto chiaro: mentre Salvini faceva scorpacciate e fotografie i suoi nemici gli avevano confezionato un bel comma 22: se continuava così lo avrebbero logorato, se faceva saltare tutto non era affatto sicura possibilità di andare alle elezioni a fare il pieno di voti. La tresca tra la volubile 5Stelle e il Klan Pidiota avrebbe prodotto un bell’inciucio con lo scaltro Conte, che sarebbe rimasto in sella, a fare da mezzano.
Un disegno che aveva certamente dei potenti mandanti occulti.
A questo punto il mistero del Governo del cambiamento era risolto: il giovane di belle speranza era stato soppresso da tempo ed era stato sostituito da un clone che avrebbe fatto esattamente il contrario di quanto previsto.


Lo Sceriffo Salvini a quel punto non aveva scelta: dopo una rapida riflessione in un baccanale da spiaggia, ispirato da cubiste e mojitos, decise di passare all’azione: imbracciato il Winchester fece irruzione nel Saloon, dove la solita congrega di bari, ubriaconi, donnine, avventurieri e perdigiorno stava già preparando le prossime mosse contro di lui. Era ricomparso persino un noto ciarlatano che girava il West in compagnia di una bella e perfida assistente cercando di vendere ai gonzi pozioni e intrugli a base di gigli magici che secondo lui guarivano qualsiasi malattia. Emarginato anche dal Klan pidiota, che in realtà lui continuava a controllare occultamente, aveva rischiato più volte di finire coperto di pece e piume.


Salvini lo trovò già in atteggiamento inequivocabile proprio con la signorina 5Stelle, decisamente una donna di facili costumi, nonostante lei e l’imbonitore avessero sempre dichiarato pubblicamente di odiarsi.
Lo sceriffo sparò subito un fucilata al soffitto che per un attimo zittì tutta la compagnia. Poi come nelle migliori tradizioni, nel Saloon partì la rissa di tutti contro tutti.
Nessuno sapeva come sarebbe finita anche perchè nessuno sapeva cosa avrebbe fatto a quel punto l’imperturbabile presidente che, come un convitato di pietra, avrebbe dovuto sistemare le cose.
L’ultima volta non era andata benissimo….