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La notizia riportata in I pagina e poi in cronaca dal foglio di casa Berlusconi sulla mamma incinta di due gemelli, deceduta “per colpa del medico obiettore”, è stara con il trascorrere delle ore ridimensionata e riportata nelle giuste responsabilità. Il quotidiano di via Negri non ha perduto l’occasione per confermare la doppia antitetica matrice, fastidiosamente liberal con le mille e mille valchirie della corte politica del presidente del Milan e inquadrata e irreggimentata agli ordini dello egolatra, che tutto può e di tutti dispone, come dimostra il recentissimo “via libera” disposto per Parisi.

Ma la canea, immancabile e scontata, scatenatasi su giornali e canali televisivi offre l’opportunità di riconsiderare, di ripensare e far conoscere un articolo, apparso ai primi del mese, in una rivista appartenente al Consiglio Mondiale delle Famiglie, “Notizie ProVita”. Il titolo della nota è “Obiezione di coscienza, libertà, democrazia. Il fatto che le leggi inique siano emanate democraticamente la vastità dell’oscuramento morale di un popolo”.

“Se guardiamo – osserva nello scritto Renzo Puccetti, logicamente un laico – la strategia del movimento abortista nel suo complesso, ci accorgiamo che la maschera liberale con cui si presentava quando chiedeva la legalizzazione “Nessuno è obbligato a farlo, ma non si deve impedire ad altri di poterlo fare”, dicevano , oggi è stata sostituita dal suo volto totalitario: “Qualsiasi sia il tuo pensiero, la tua morale, il tuo credo religioso, se ti viene chiesto un aborto devi garantire l’aborto”, è la posizione di oggi. L’aborto, l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano, indifeso, la cui sola “colpa” addebitale è l’esistenza, è rivendicato, difeso e preteso come un diritto umano “di libertà”, la cui barbarie è celata sotto la coltre ipocrita della dissimulazione linguistica che lo indica con l’espressione “diritti riproduttivi””.

Viene individuato un passaggio delicato, sul quale non è posto alcun argine ormai in quasi tutti gli Stati occidentali condizionati, avviliti e subordinati ai pessimi ripetuti esempi normativi provenienti dagli Usa.

“L’argomento invariabilmente sollevato da chi vuole conculcare la libertà di coscienza è ancora una volta una fattispecie considerata fallace dai propugnatori delle istanze libertarie in materia di aborto, eutanasia, nozze gay. “Se lo Stato ammette la libertà di coscienza per l’aborto, perché non dovrebbe ammettere la libertà di coscienza in qualsiasi altro campo? Cosa rimarrebbe dell’obbligo di rispettare la legge?”.

Puccetti ci invita a ripensare che “la potenza di condizionamento e persuasione dei mezzi di comunicazione oggi disponibili rende più semplice traviare le coscienze, ribaltando la verità morale”. E’ una potenza ormai invincibile, a meno che non ci si voglia opporre con serietà, puntigliosità e intensità.

Sottolinea la rilevanza di un’identità tra le più avvertite e catalizzanti, il “pensiero unico”, in cui “ogni voce dissonante costituisce quel granellino che minaccia di bloccare ingranaggi apparentemente infallibili”. E’ proprio impossibile, assurdo unirsi per reagire, senza ambizioni condizionanti, a salvaguardia della storia e delle tradizioni.