Con la propensione riduzionistica che gli è propria, il ministro dell’Interno Salvini ha definito Hezbollah (il “partito di Dio”, ben rappresentato all’interno del Parlamento libanese) un movimento “terroristico islamico”, facendo comprensibilmente infuriare il Ministero della Difesa (che ha militari sul campo e non amerebbe irritare i solidissimi combattenti Hezbollah, assai temuti anche dagli israeliani, che ricordano bene l’esito per loro infausto della campagna del 2006 in Libano).

Ora, è giusto che ciascuno abbia i propri riferimenti ideologici – e quelli di Salvini sono chiarissimi, nell’area mediorientale, da tipica “destra borghese” – ma non è che al mondo ci sia unanimità sul ruolo di Hezbollah, al quale da varie parti è sempre stato riconosciuto lo status di “movimento di resistenza e di liberazione nazionale”.       

Per la solita ironia della Storia, si nasce “partito armato” e poi – se si vince – si diventa “resistenti” e – se si perde – “terroristi”. Ma Hezbollah ancora non ha perso, anzi…  Forse mi sbaglio, ma mi pare di avere già sentito tale distinzione e visto svilupparsi questa dinamica…