Lo zar Nicola (come Luigi XVI di Francia) era una brava persona. Un ottimo padre di famiglia, un credente, politicamente un’inadeguato. Purtroppo, come il suo collega gallico, rimase sordo e cieco dinnanzi alla valanga della Storia. Convinto dei suoi principi e confuso dai consiglieri, non comprese che la Russia stava cambiando. La rivoluzione, annunciata nel 1905 scoppiò, dopo un conflitto inutile e disastroso, nel 1917.
Nicola subì gli eventi. Con stupore e rassegnazione. Questioni di carattere. Nicola non era terribile come Ivan e non aveva la forza e il cinismo di Caterina, Pietro, Alessandro. Sconfitto dai tedeschi e tradito dai suoi ministri, lo zar abdicò e la Russia piombò nella guerra civile e, poi, in un incubo settantennale. Il comunismo sovietico.
Cent’anni fa Lenin diede l’ordine di uccidere lui e tutta la sua famiglia, la moglie e i cinque figli. Un crimine simbolico per segnare la vigilia di un “mondo nuovo”. Poi il lunghissimo oblio, la fine grottesca del regime e, infine, una nuova rinascita nazionale.
Ma, incredibilmente, la memoria non si è perduta. Come mostrano queste immagini la Russia non ha dimenticato il suo ultimo, sfortunato sovrano. Decine di migliaia di persone hanno sfilato, marciato, pregato per Nicola e i suoi. 100 anni dopo.