In un momento di crisi della destra politica, dispersa nei mille rivoli del partitismo e del movimentismo, anche la storia della cosiddetta “musica alternativa” può rappresentare un’occasione importante per la ricucitura di percorsi ideali, di affinità esistenziali, di “storie”, ascrivibili, pur nelle diverse “sfumature” interpretative, ad una comune matrice culturale.

E’ quanto sollecita a fare, ben oltre l’aspetto specialistico e “di nicchia”, il recente Voci contro vento – Storia e canzoni della musica alternativa (1965-1983) di Federico Gennaccari, Claudio Volante e Guido Giraudo (Fergen, pagg. 496, Euro 20,00).

Il libro — purtroppo penalizzato da una copertina decisamente infelice  —  è una vera e propria summa di quell’autentica musica “underground”, letteralmente “sotterranea”, lontana cioè dai circuiti ufficiali e dalla grande ribalta, che fu la musica della destra giovanile, quella dei primi Campi Hobbit, delle Radio Libere, della  rivoluzione culturale e politica , che segnò, a destra, gli Anni Settanta-Ottanta del ‘900.

Prima di allora poco o niente, se si escludono le canzoni di Leo Valeriano e  la stagione del “Bagaglino” e del “Giardino dei Supplizi”, i cabaret romani, vera fucina di talenti e di uno stile unico di fare satira politica e di costume,  grazie all’ irriverente creatività di Pier Francesco Pingitore, Luciano Cirri, Piero Palumbo, Raffaello Della Bona, Gianfranco Finaldi. Oltre a quelle esperienze, a segnare l’”ambiente” un assortito canzoniere di origine nostalgica, patriottico e militare, oggettivamente inadeguato a raccogliere, anche emotivamente, le ragioni ideali ed esistenziali delle nuove generazioni della destra politica, cresciute nel clima sociale e culturale del dopo ’68, del tutto-è-politica, dei cantautori “impegnati”.

Nasce da qui, dalla rivoluzione antropologica degli Anni Settanta, la storia della “musica alternativa”, che rappresenta una sorta di “filo tricolore”, in grado di unire  la cronaca e la vita quotidiana nella stagione degli “anni di piombo” e della “guerra civile” a bassa intensità, divisi fra l’impegno politico e i sentimenti di amore e di rabbia, i morti da piangere e le inchieste giudiziarie,  le speranze e i sogni, l’anticomunismo e l’Europa Nazione.

Canzoni diffuse dalle prime Radio Libere (quasi un centinaio quelle di destra) e protagoniste dei tre Campi Hobbit (il primo raduno nel 1977 ebbe un impatto “rivoluzionario”, sfatando tanti luoghi comuni sulla destra), che Gennaccari, Volante e Giraudo “illustrano” con piglio enciclopedico, tra schede puntuali, citazioni d’epoca, illustrazioni suggestive (più di 200 tra foto, copertine, manifesti e giornali) accompagnate letteralmente da  un vera e propria colonna sonora, rappresentata da un Cd, allegato, contenente centocinquanta brani in Mp3.

La fotografia “d’ambiente” è tutt’altro che omogenea, in linea, peraltro, con gli orientamenti della pubblicistica dell’epoca e dei vari filoni culturali che ne hanno innervato l’impegno. La musica alternativa non appare infatti  un genere preciso.  Al suo interno si spazia dagli Janus, che facevano del rock progressive con incursioni nell’hard, curando molto la musica e meno i testi, agli Atellana che recuperavano le tradizioni popolari come il Canto dei Sanfedisti (“Sona, sona, sona carmagnola”) e il Canto delle Lavandaie del Vomero, canto napoletano del XIII secolo, dalla musica celtica e le atmosfere medievaleggianti della Compagnia dell’Anello (fantasy anche nel nome tratto da “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, un “cult” per la Destra anni ‘70) alle “canzoni  impegnate”, tra ballate, un po’ di rock e brani in perfetto stile cabaret, dove con l’ironia si mettevano alla berlina gli avversari, evidenziandone le contraddizioni, dei vari Lombroni, Scocco, Amici del Vento, Zetapiemme, Marzi, Di Fiò ecc.

Vera e propria ricerca “sul campo”, Voci contro vento raccoglie e valorizza l’importante lavoro svolto da Lorien, l’archivio storico della musica alternativa, ideato da Guido Giraudo, e realizzato nel 1997, grazie anche alla sensibilità culturale di Marzio Tremaglia, compianto Assessore alla Cultura della Regione Lombardia, dando finalmente spazio ed organicità ad un patrimonio storico che ha interessato milioni di italiani e che ha segnato una stagione decisiva della destra italiana.

Quelle raccolte da Gennaccari, Volante e Giraudo non sono insomma solo “canzonette”. Sono piuttosto le tante, piccole tessere di un grande mosaico storico-ideale, che va ricomposto. Per poi da lì, anche da lì, ripartire per costruire nuovi percorsi politici, nella consapevolezza di una grande, inalienabile patrimonio umano e culturale. Da non dimenticare, magari – come nel caso della “musica alternativa”, da cantare o ascoltare.