Non è stata una esumazione. E’ stata una profanazione.Quel che è avvenuto oggi, alle ore 10, all’interno della Basilica del Valle de los Caidos appartiene alla historia negra di questi anni capovolti. Ci hanno messo un paio d’ore per tirar su dalla tomba, a terra, la bara con le spoglie di Francisco Franco y Bahamonde, colui che ha governato la Spagna dal 1939 fino al 1975. Forse l’unico dittatore morto nel suo letto. Poi lo hanno condotto nel cimitero del Pardo-Mingorrubio, dove è sepolta la vedova, Carmen. Per il premier socialista Sanchez dovrebbe essere una pratica archiviata. Per la gente di buon senso è una follia oscena.

Mi viene in mente quel che, alla morte di Franco, scrisse Jean-Paul Sartre su Libération. Parole inequivoche di uno dei santoni più celebrati e più squallidi della sinistra. Sentitele: “Il giorno della sua morte è un giorno di festa, un vero giorno di festa che conto di celebrare bene. Penso che la migliore maniera di far venire ai francesi voglia di vederlo morire, è di pubblicare il suo ritratto. Ha un collo che evoca un colpo di coltello o di ghigliottina. La sua testa contiene circa quaranta anni di assassinii. Mussolini era un maiale, Hitler aveva un collo antipatico ma essi non avevano questo orrendo collo di porco latino”.

L’odio degli antifa di ieri e di oggi per questo militare diventato politico, per questo gregario diventato capo nasce da un fatto enorme e semplice: Franco sconfisse il sinistrume internazionale non solo con le armi ma anche con la politica. Guidò l’Alzamiento e lo fece diventare “la Victoria”. E la sigillò costruendo un monumento alla Civiltà unico al mondo, nel quale sono sepolti, in un unico abbraccio di pietà cristiana, un combattente nazionalista e uno internazionalista, un falangista e un comunista, un soldato regolare e un irregolare: 33.872 corpi. E sopra di loro la più grande croce del mondo, alta 150 metri, visibile fino a 40 chilometri di distanza.  

Franco non ha mai riscosso la mia simpatia. Ho amato svisceratamente Primo de Rivera, la sua vita e la sua morte, le sue opere e i suoi scritti, il suo mito e la sua umanità. Ma non faccio fatica a riconoscere a Franco i meriti che la Storia, quella vera, già gli riconosce.

Ha tenuto la Spagna, appena uscita da una spietata guerra civile, fuori dalla Seconda Guerra mondiale. E questo non è piaciuto a tutti coloro, io fra questi, che leggevano quella guerra come la guerra definitiva, quella del sangue contro l’oro, e avremmo voluto, ragazzi, una penisola iberica accesso saldamente antibritannico del Mediteraneo. Ma lui, Franco, su questo desiderio “di parte” fece prevalere la ragion di Stato che gli consigliava di starsene fuori, di fare prima di tutto gli interessi del suo Paese economicamente e moralmente stremato dal conflitto interno. Ebbe ragione? I fatti non gli dettero torto. La Spagna nel giro di pochi anni divenne, grazie a lui, una importante potenza industriale.

Non ho mai amato l’imborghesimento del suo regime che, anno dopo anno, accantonò la Rivoluzione nazionalsindacalista che era il contenuto vero, la sostanza ideale e dottrinaria dell’Alzamiento. Il Movimiento nacional era tutto Pnf e niente Pfr, tanto per fare una paragone superficiale.

Ma il risultato di aver sconfitto la sinistra mondiale, che in realtà era un “centrosinistra” mondiale (nelle Brigate internazionali non c’erano solo comunisti e anarchici, c’erano anche democristiani, repubblicani, azionisti, radicali, progressisti di tutti i colori e le sfumature), resta come un Fatto della Storia. Alla Storia, e non solo a quella della Spagna, Franco, col  carisma eccezionale del generale più giovane d’Europa qual era, ha regalato l’eroismo purissimo dell’Alcazar di Toledo, una delle pagine più luminose della millenaria Storia del Vecchio Continente.

Ma la data del 24 ottobre 2019 passerà alla Storia della Spagna anche perché ha segnato il tempo degli eroi e dei vigliacchi, di coloro che, come il Priore della Abbazia, ha avuto il coraggio di opporsi, da solo alle decisioni del Governo socialista e per questo gli hanno impedito, a lui e ai suoi monaci, di scendere nella Chiesa per celebrare i riti consueti e gliela hanno fatta presidiare, dentro e fuori, da soldati in armi violando la sacralità del luogo e i protocolli che da sempre regolano i rapporti fra lo Stato spagnolo e la Chiesa di Spagna. Insomma una vergogna dentro la vergogna. Segnatevi il suo nome: Fray Santiago Cantera Montenegro, è l’eroe solitario di oggi. Un prete controvento, vivaddio!

E segnatevi i nomi dei vigliacchi: Pedro Sáchez Pérez-Castejón, presidente socialista del Consiglio, che ha voluto a ogni costo la profanazione, la gerarchia della Chiesa cattolica, codarda come sempre, i sei magistrati della Terza Sezione del Tribunal Supremo che hanno emesso la sentenza definitiva, il Re Filippo II e l’ex-Re Juan Carlos (dimentico, quest’ultimo, che divenne Re solo per volontà di Franco), il Comune di Madrid gestito dai “moderati” del Partido popular.

Tutto questo mentre la Spagna, unita da poco più di 500 anni, sta scoppiando per il separatismo catalano. L’antifascismo insomma è buono sempre, soprattutto quando c’è da dimenticare la realtà.