L’incalzare di eventi internazionali di prima grandezza in medio oriente e in Africa, sulla porta di casa nostra in specie, Libia e Siria; l’irruzione della Russia nell’area mediterranea; la crisi dell’Unione Europea, emarginata dalla politica internazionale, impacciata dall’imponente ondata migratoria, paralizzata da disarmonie e dissensi interni; le mediocri, ma disastrose vicende nostrane, da Roma a Milano: tutto sollecita ogni giorno l’attenzione, la preoccupazione, la riflessione di chiunque abbia un po’ di sale in zucca e ancor di più dovrebbe sollecitare chi ha responsabilità di governo o ambisce ad averne.

Anche per questo eravamo molto curiosi ed interessati alla annunciata manifestazione di Fratelli d’Italia a Milano: a Milano, non un centro minore, un paesino, un borgo…, a Milano, il cuore e la mente d’Italia. Da molto tempo, infatti, la pubblica opinione di destra, e non solo, attende valutazioni, proposte e programmi di questa formazione che ambisce a rappresentarla e a raccoglierne i voti. Dopo lo sconforto di vederla impegnata soltanto in contese fratricide, specie in ordine alla Fondazione A.N. e relativo patrimonio, finalmente si preparava ad ascoltarne analisi, previsioni, progetti. Purtroppo invano.

La riunione del 25 ottobre infatti, ancorché convocata nell’auditorium della Regione Lombardia, non ha natura politica, bensì …funeraria.

Si commemora il compianto senatore Servello. E’ cosa buona e giusta. Ma cosa ha a che fare con il quadro internazionale, lo stato dell’economia, il disordine interno fra immigrazione e criminalità , la corruzione e l’inadeguatezza delle Pubbliche Amministrazioni, dallo Stato, alle Regioni, ai Comuni?

Quando ci verrà detto per quali obiettivi, con quali alleati e quali uomini cercate adesioni, consensi e voti?

Pensavamo definitivamente tramontato il tempo del nostalgismo patetico e velleitario. Pensavamo fosse ora d’innalzarsi dalla nostalgia alla storia per quanto riguarda il passato e dal’ autobiografia alla politica per quanto concerne il presente.

Pensavamo e pensiamo che dobbiamo aprire le nostre menti alle novità della vita. Non tutto ciò che muta e’ negativo, la retroguardia non è intrinsicamente migliore dell’avanguardia.

Mettiamo in soffitta le vecchie formule, i vecchi riti, le logore consegne – spesso non onorate – d’un mondo che fu. E cerchiamo di leggere i principi fondamentali della destra con il sillabario dei nostri giorni. Giorni che vedono la coscienza politica  emergere in sempre più larghi strati popolari, il moto vorticoso dell’emancipazione giovanile e femminile, il rapido modificarsi delle consuetudini e chiedono alla scienza, alla cultura, alla politica sempre nuove risposte per vecchi e nuovi problemi.

La Destra deve scrollarsi dalle pigrizie e dalle inerzie d’un conservatorismo ereditario, deve entrare nella mischia delle idee e dei problemi, deve scendere dall’artificiale limbo delle certezze generiche fra le realtà specifiche e difficili della società. La Destra non può rinnovare l’Italia, se non rinnova se stessa; e non può rinnovarsi, se non ringiovanisce. A cominciare dai suoi candidati alle prossime elezioni amministrative. A cominciare da Milano