E’ di scena l’ennesima mistificazione dei mercanti e del mercato: la crisi dell’unità monetaria, in che consiste in sostanza l’U.E., rappresentata come la crisi dell’Europa.
L’Europa e’ un’altra cosa, ” Ella e’ un’altra Madonna, Ella e’ un’Idea”, canterebbe il Carducci.
E’ una concezione del mondo, un universo di principi e valori religiosi, speculativi, etici ed estetici, una cultura, una civiltà, una tradizione, generata se non creata soprattutto dai Greci e dai Romani. E’ l’Altare, l’Accademia, l’Agora’, il Forum; e’ la politica e il diritto, la filosofia e l’arte. Non ha nulla a che fare con il mercato, le banche, le borse, frutti e strumenti del materialismo, dello sfruttamento della natura e degli uomini, d’una visione bassa della vita.
Senza la Grecia e senza Roma, la Germania e’ foresta e barbarie, rinnega Novalis e Goethe, Winckelmann e Schelling, Kant ed Hegel. Torna tra i popoli del del Nord, quei popoli dei quali Aristotele diceva che “sono pieni di coraggio, ma difettano di intelligenza e di abilità nelle arti della politica”.
Posso capire un europeo convertito all’Islam, che ha riferimenti culturali con l’Oriente, “che hanno influenzato la cultura greca e quindi la nostra”, come ricorda Eva Cantarella; piuttosto che un povero idolatra delle Borse e delle banche.
Smantelliamo questa sovrastruttura finanziaria, costosa ed esosa e perdippiu’ fallimentare, che usurpa il nome di Unione Europea e riprendiamo il grande sogno e disegno dell’Europa delle Nazioni e dei popoli, federati nel rispetto delle identità e specificità di ciascuno. Le grandi armonie fluiscono dalle grandi orchestre e le grandi orchestre comprendono molteplici strumenti. Non bastano tromboni e tamburi. Non possono essere dirette da finanzieri, banchieri e loro lacchè. Di Prodi e di Draghi ne abbiamo abbastanza.