Troppo ottimismo ultimamente “a destra”. C’è chi cominciava già ad affilare gli artigli in vista di una “rivincita nazionale”, o per usare una terminologia più consona con l’attualità: “Rivincita sovranista”. Il Covid-19 era stato visto come il preludio della capitolazione finale dell’Ue e della globalizzazione che avrebbe consentito di ripristinare gli stati-nazione. Intendiamoci, io stesso avevo ventilato tale ipotesi e l’avevo esposta sulle pagine di questo giornale. Ma ero stato anche ben attento a non farmi prendere da eccessivi slanci d’entusiasmo, allertando come a mio avviso il mondo poteva viceversa andare nella direzione opposta.

La crisi sanitaria del Coronavirus ha interrotto il dogma della “società aperta”, e lo ha fatto anche in maniera troppo brutale, spingendo l’umanità verso una “quarantena mondiale”. La paralisi non poteva non aprire anche una crisi socio-economica, anche questa di portata globale. Di fronte a questo dramma, il mondo si trovava dinanzi a un bivio: o si sbriciolava la globalizzazione in favore di un ritorno alle autonomie nazionali e locali, oppure, sarebbe stato spinto verso un’ancor più soffocante concentrazione euromondialista. Mi ero mantenuto “cauto”, sospeso tra speranza e diffidenza, ma consapevole che per l’Italia, sopra le nostre teste pendeva la spada di Damocle del MES. E tra i richiami del centrodestra e le assicurazioni “vaghe” di Giuseppe Conte, c’era qualche giornalista e intellettuale di destra che pregustava per l’Italia un modello “Orban” con la sua “democrazia illiberale”.

È noto, infatti, come il primo ministro ungherese ha “reagito” all’emergenza “Covid-19”, ovvero, assumendo “pieni poteri” e sterzando verso un modello nazionalconservatore e reazionario più di quanto non lo fosse già prima dell’emergenza. Subito le cassandre radical-chic di sinistra hanno lanciato l’allarme del “pericolo fascista” che secondo le loro fervide immaginazioni starebbe incombendo in Europa e nel mondo sotto le mentite spoglie del “sovranismo”. Peccato che Orban sia stato eletto dal popolo, abbia un mandato elettorale e i “pieni poteri”, li abbia ottenuti trovando regolarmente la maggioranza numerica in Parlamento, quindi, tutto in regola. Ma chi “a destra” auspicava che anche l’Italia prendesse quella strada, ha dimenticato che a Palazzo Chigi non abbiamo un Orban, un Putin, e neppure un Johonson, bensì, “Giuseppi”, a capo di quello che presumibilmente è il peggior governo della storia italiana.

A prescindere che sull’origine del virus continuano a circolare tesi complottiste agghiaccianti, occorre ricordarsi il vecchio proverbio: “L’occasione fa l’uomo ladro”. E la pandemia è un’occasione davvero ghiotta per chi da sempre è affetto da quella che un intellettuale conservatore come Roger Scruton definiva “oicofobia”, ovvero, l’avversione per tutto ciò che ti è “prossimo”, come la famiglia o la Patria.

Prendi un partito come il Pd che è per la maggior parte erede di un’ideologia “internazionalista” come il marxismo che avversava Dio, Patria e famiglia e istigava all’”odio di classe”, e sommalo all’accozzaglia plebea del Movimento 5 stelle che ha come base ideologica (si fa per dire), la “decrescita felice” e i deliri distopici del “fu”, Casaleggio; pensate che un governo sostenuto da tale maggioranza raccogliticcia non tenti di cogliere al balzo la situazione per spingere la nazione verso una deriva “socialistoide”? Siete convinti che non sia possibile per la sinistra una “regressione” a un “marxismo di ritorno”?

La paralisi di tutte le attività produttive – in Italia e nel mondo – non può offrire su un piatto d’argento l’opportunità di una “decrescita economica globale”, sebbene, tutt’altro che felice? Io ho i miei seri dubbi, e osservo che anche attorno a me cresce questo timore, e sono poste domande simili da persone molto più credibili del sottoscritto (basti leggere un recente articolo di Marcello Veneziani uscito su “La Verità”, dal titolo esplicativo “L’incubo totalitario dalla quarantena al comunismo”). La crisi sanitaria ed economica del Covid-19, ha sicuramente imposto un cambiamento planetario; sono pienamente convinto che la globalizzazione neoliberista (o il “turbocapitalismo apolide”, per usare un termine caro a Diego Fusaro), appartenga già al passato. Non ho dubbi che il mondo stia attraversando una fase di cambiamento totale, e il mondo che stiamo lasciando è lo stesso che io ho criticato, contestato, denunciato nei miei tanti articoli sin dagli anni nei quali scrivevo per “Il Giornale del Ribelle”. Questa “crisi”, era stata del resto già preannunciata da lucidi intellettuali come Massimo Fini; indimenticabile il suo j’accuse nel pamphlet “La ragione aveva torto?”, solo per citare il suo libro più celebre.

Ma se le corrosive critiche alla società moderna sferrate da Fini sono largamente condivisibili, meno lo è l’alternativa ch’egli propone da anni con i suoi vibranti articoli e suoi profondi libri. E a ogni modo, il modello socio-economico e culturale che rischia di esserci imposto tra l’incudine della paura batteriologica e il martello delle procedure economiche, non è certo quella del “Manifesto dell’antimodernità” stilato da Fini e firmato dai sostenitori del suo “Movimento Zero”, e men che meno può essere confuso con “l’Età dell’Oro” rimpianta da un filosofo tradizionalista come Julius Evola in “Rivolta contro il mondo moderno”, per intenderci.

Ciò che si paventa è piuttosto un “ipermodernismo”, dove la probabile implosione del capitalismo globale, non offre occasioni per tornare a modelli interclassisti nazionali e locali, bensì, rischia di spianare la strada a una sorta di comunismo globale. Con il mondo intero in quarantena e la recessione economica globale è forte il sospetto che si prefigureranno “misure globali”, sanitarie, economiche e politiche, che accentrino il potere a organismi sovranazionali come la Bce, il FMI, il WTO; produzione industriale e commerciale azzerata, e finanza internazionale sguinzagliata, con i cittadini obbligati a restare reclusi ai domiciliari, tracciati tramite cellulari, affacciati sulle finestre che danno sul mondo globale che sono gli schermi dei PC o i display degli smartphone, in attesa che sia imposta a tutti la vaccinazione di massa. Un mondo distopico che ricorda “1984” di Orwell, o l’inganno planetario di “The Truman Show”.

Ovviamente, l’accordo preso a livello europeo sul MES, deve essere approvato dal Parlamento italiano, e persiste un’esile speranza che il Movimento 5 stelle si spacchi e venga a mancare la maggioranza numerica per la sua approvazione. Ma personalmente non ci farei molto affidamento. La parabola discendente dei pentastellati, va dal promesso “referendum sull’euro” (mai avvenuto), e declina nel consegnarsi mani e piedi ai burocrati dell’Ue. Se passa il MES, l’Italia rischia di fare la fine della Grecia, con la Trojka che commissaria governo ed esautora il Parlamento. La verità ultima rischia di essere che ancora una volta – come in passato – la sinistra intende tradire la Patria e pugnalare alla schiena il popolo italiano, in nome di un’ideologia internazionale che ha come obiettivo il rovesciamento della globalizzazione capitalista in globalizzazione comunista. Dalla padella alla brace.