L’attuale invasione allogena, che da decenni colpisce l’Europa ed in particolare l’Italia, non è un evento fortuito – legato a condizioni emergenziali di fame e di guerra –, ma un fenomeno strategicamente diretto e che ha delle valenze molteplici.
In un perverso gioco di specchi, quello che prevale nell’immaginario collettivo è un’atmosfera psichica o di ostilità mista a paura o di accoglienza mista a benevolenza. Entrambe le opzioni riportano ad un accecante stato emotivo il quale, di riflesso, determina dei comportamenti scomposti e poco efficaci, e comunque sterili di fronte alle vere motivazioni che interessano la questione in esame.
«È cambiata la natura [stessa] della guerra: ora i profughi sono la guerra». Questa dichiarazione è di Alan Travis e Ian Traynor sul quotidiano “Guardian” del 22 ottobre 1997, riportata nel saggio di Kelly M. Greenhill “Armi di migrazione di massa».
Questo testo è fondamentale per comprendere, anche attraverso esempi di fatti già accaduti – e che, per altro, dimostrano come la storia non sia maestra di vita – quali siano le dinamiche politiche ricattatorie che sottendono gli avvenimenti in corso.
Un tempo le guerre venivano dichiarate dai balconi o con l’invio delle dichiarazioni di apertura delle ostilità agli ambasciatori dei paesi coinvolti. Oggi avvengono in maniera sottintesa, offuscate da intenti di pace e ammantate da grotteschi proponimenti democratici. Se gli scenari di atrocità sono incidenti provocati da bombe intelligenti, il vero palcoscenico è nascosto agli occhi indiscreti e confuso da tattiche complesse di natura economica e di interessi mercantili.
Le anime belle del buonismo si scandalizzano per le affermazioni ad effetto da parte di esponenti dell’equivoco Movimento 5Stelle, parole scontate, giudizi fuori tempo, considerazioni di superficie e, soprattutto, segnate dall’impotenza operativa.
“Era già tutto previsto”, cantava Cocciante nel constatare la fine di un amore. “La pre-veggenza gliela riconosciamo. Infatti è un requisito della pericolosità”, così si esprimeva 20 anni fa il Pubblico Ministero al processo contro Freda e il Fronte Nazionale. Preveggenza e pericolosità. Non preveggenza e quindi precauzione o prevenzione, ma pericolosità. Tutti gli allarmi venuti dopo, senza la mannaia criminale dei sei anni di condanna senza attenuanti, non sono che convulsioni parolaie per ingannare gli ingenui e sedurre gli indecisi.
Il problema, invece, richiede una soluzione strategica contrapposta, fatta di determina-zione tattica, di procedura fredda, di impersonale disincanto. Niente commozioni, solo terribile e tragico esami di realtà.
Di fronte alla dichiarazione del leader algerino Houari Boumediene, che già nel lontano 10 aprile 1974, dal podio delle Nazioni Unite, avvertiva: “Un giorno milioni di uomini la-sceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell’emisfero nord. E non in modo amichevole. Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. E’ il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria”; e di fronte ad un presidente Erdogan che si rifà e cita il suo amato poeta turco che negli anni ’20 così componeva: “Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati”, non c’è compassione che tenga.
Purtroppo ha ragione l’amico Gianandrea Gaiani, prefatore del saggio citato: “[Questa è una] penetrazione addirittura favorita dai governi europei che stanno vendendo […] anche le coscienze”.
I governi in carica sono corrotti e vili, complici del genocidio europeo e della disintegrazione di una intera civiltà. Per loro, oltre all’infamia dell’alto tradimento pesa anche la condanna di complicità con le organizzazioni criminali interne ed esterne nel traffico clandestino. Una parte della popolazione ha anestetizzato ogni senso critico, ogni esame di realtà, ogni orgoglio personale e di nazione, preferendo la fuga nell’effimero benessere e nella suicida illusone che nulla di tragico accadrà.
Per i primi possiamo pure sognare esemplari esecuzioni pubbliche, e per i secondi edificanti campi di rieducazione, ma in attesa di ciò è compito militante agire sulle coscienze ancora non totalmente assopite, percorrere le strade dell’informazione approfondita, seguitare nella rianimazione dello spirito e dell’intelligenza, agire sul senso critico e sulla conoscenza rigorosa dei fatti, lasciando perdere i rumorosi agitatori e le tribù dei gessetti, e abbandonandoli al loro sterile onanismo sentimentale.
Kelli M. Greenhill
ARMI DI MIGRAZIONE DI MASSA
Prefazione di S. Romano, postfazione di G. Gaiani
LEG editore, Gorizia 2017
Ppgg. 482, euro 20.00