D’accordo che dalla scuola di Gelmini e Fedeli non si può pretendere una grande conoscenza della geografia,  ma è curioso che i giornalisti italiani ignorino che sul Mediterraneo si affaccino altri Paesi oltre a Italia e Malta. E che Francia e Spagna dispongono di porti accoglienti per le navi taxi delle Ong.
Ma andrebbe ricordato ai media di servizio che esistono porti anche nell’Europa del Nord, porti considerati preferibili a quelli italiani quando si tratta di accogliere le merci che entrano nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Troppo comodo prendere i soldi e rifiutare i problemi.
Non andrebbero neppure dimenticati i porti di Egitto, Tunisia, Marocco. Paesi dove non ci sono guerre, dove non ci sono carestie. Mare Nostrum? Troppo comodo fingere di essere rimasti all’Impero Romano quando, al contrario, da decenni l’Italia non conta più nulla, non ha una politica estera mirata al Mediterraneo, ha accettato senza fiatare le scelte aggressive della Francia e le ingerenze dell’Inghilterra.
Il caos libico è stato provocato da Sarkozy, dunque sono i porti francesi che devono farsi carico delle conseguenze del disastro. E Bruxelles tace o balbetta le consuete idiozie senza senso, evidente dimostrazione del fallimento di una Europa affidata a burocrati ottusi quando non in palese malafede.
Il gesto di Salvini è riuscito almeno a dimostrare le assurdità di questa politica europea priva di ogni futuro se non viene radicalmente modificata. Non ha più senso dare ascolto ad alcolisti che ordinano di rispettare i parametri economici e finanziari (parametri sbagliati, peraltro) e tacciono di fronte ai costi dell’invasione. Probabilmente Salvini sarà costretto a cedere, ma ha comunque lanciato un segnale chiaro e coraggioso. Se non si vuol far saltare l’Unione europea, sarà meglio che a Bruxelles e a Berlino non sottovalutino la rabbia italiana.