Esala in queste ore da Milano un lezzo politico e morale nauseabondo. Cola per le sue strade, come una fogna a cielo aperto, la marcia del marcio d’Italia, dei grandi banchettatori alla pantagruelica tavola della cosiddetta accoglienza.

Vantano l’adesione più di duemila Associazioni, i Panurgo dei novelli Gargantua e Pantagruel, che imbandiscono le mense e i ricoveri per gli immigrati, con i nostri denari di contribuenti, usurati da tasse, imposte e contributi. Ma chi mangia sono loro, come dimostrano sia le inchieste giudiziarie, da Mineo a Capo Rizzuto, da Roma capitale a Milano; sia la sempre più massiccia presenza di barboni, accattoni e senza dimora, non solo nelle Stazioni ferroviarie, ma nelle vie e nelle piazze delle città. Per non parlare delle campagne, dominio del caporalato.

Se i miliardi di euro erogati dallo Stato, dalla Comunità Europea, dagli Enti locali e da ingenui donatori privati, pervenissero loro, i profughi veri o sedicenti sarebbero tutti ben sistemati. Molto meglio certamente delle decine di migliaia di italiani “internati” nei ghetti delle case popolari, ammalorate e cadenti, da cui non possono uscire perché rischierebbero di trovarsi al ritorno l’appartamento, si fa per dire, occupato. E se potessero, non andrebbero alle marce di Sala, della Boldrini, di Grasso e di quanti altri sanno di marcio.

Il marcio di un sistema che trae profitto dalla moderna tratta degli schiavi, donne e bambini compresi. Che schifo!