Giovedì 12 novembre mi ero attardato sul lavoro e sono passato in bicicletta da via San Gimignano, strada che percorro ogni giorno da più di vent’anni, che erano le 20 e trenta circa. Ad un tratto , poco più in là dell’incrocio con via Arzaga, ho visto uno sfavillio di luci, un’ambulanza ferma, alcune pantere, la polizia locale, le camionette dell’esercito più in disparte. Ho pensato alle solite cose, al suicidio di un disperato, all’incidente stradale, singolare in una via senza traffico, ma poiché ero stanco e non mi piace fare il curioso invadente, ho proseguito verso casa. Dopo alcune ore sono venuto a sapere che si trattava dell’aggressione ad un cittadino ebreo, ferito con sette, forse nove coltellate. Il luogo in cui si è consumato l’agguato rappresenta l’obiettivo sensibile più a rischio di tutta Milano, tanto da essere presidiato in ben quattro punti dai militari dell’operazione “Strade sicure”. Nello spazio di meno di cento metri quadrati si trovano la casa della famiglia Berlusconi, dove mantiene ancora la sua residenza ufficiale l’ex presidente del Consiglio, la scuola giapponese e poi di fronte la residenza per anziani e la scuola ebraiche e un ristorante kosher.

In quasi tutte le cronache giornalistiche il luogo del tentato omicidio viene spostato di cinquanta metri, come se fosse accaduto di fronte al ristorante, cosa oltretutto impossibile perché presidiato a quell’ora da una jeep militare posteggiata sul marciapiede adiacente. L’aggressione si è invece consumata esattamente di fronte al cancelletto di casa Berlusconi. Certamente può essere una casualità, il luogo è poco illuminato, di fronte ci sono dei giardinetti con panchine, per cui dei ragazzi possono sostare per ore senza destare sospetti, però è anche vero che a Milano ci sono centinaia di migliaia di case. Oltretutto se l’agguato fosse avvenuto un centinaio di metri prima , ciò avrebbe reso più agevole la via di fuga del tentato killer.

Ogni giorno ad ogni ora cittadini ebrei passeggiano per quelle strade, riconoscibili nei loro costumi tradizionali, non hanno mai avuto problemi ma rappresentano purtroppo un bersaglio facile.

Martedì 10 novembre Berlusconi viene ricevuto a Roma dall’ambasciatore israeliano Naor Gilon “che ha avuto così l’opportunità di ringraziare l’ex premier per gli anni di costante e sincero supporto allo Stato di Israele.” (fonte Secolo d’Italia)

Da queste premesse, senza fare dietrologia, nascono però alcuni interrogativi.

L’aggressione al cittadino ebreo è durata il tempo di circa una decina di coltellate, accompagnata dall’urlo, ripetuto più volte , “ti ammazzo”, a poche decine di metri da alcuni militari con il mitra in pugno. Nessuno si è accorto di niente o la consegna è di non muoversi e di non abbandonare l’obiettivo da proteggere ?

Se per esempio l’aggressione fosse stata un diversivo, e questo non lo sappiamo, il comportamento sarebbe stato forse anche corretto.

Il tentato killer, descritto come un ragazzo biondo, aveva una sola via di fuga, possibile che nessuno sia riuscito a bloccarlo, tenendo conto che più avanti c’era un’altra postazione militare, una sede dei carabinieri e le camionette girano costantemente per quelle strade ?

Se per avventura ci fosse stato un collegamento simbolico con Berlusconi, allora ci troveremmo di fronte non al pazzo dell’Isis che per emulazione colpisce il primo ebreo che gli capita a tiro, ma a qualche gruppo filopalestinese che conosce ogni contesto della nostra politica, che pianifica gli attentati e che potrebbe pescare nella manovalanza dei centri sociali. Mentre in Francia la comunità musulmana fanatizzata è molto rappresentata numericamente e trovare qualche kamikaze è pur sempre possibile, in Italia ,dove i numeri sono momentaneamente ancora bassi, il rischio è quello di un’alleanza tra centri sociali e militanti dell’Isis, uniti contro l’Occidente ed Israele.

Al di là degli interrogativi, rimane pur sempre vero che l’operazione “Strade sicure”, voluta dal ministro Ignazio La Russa, con i nostri militari a presidiare gli obiettivi sensibili, ha contribuito finora a preservarci da attentati ben più gravi rispetto a quanto purtroppo accaduto in via San Gimignano. Alla faccia di quanti come il sindaco Pisapia disdegnavano l’operazione e che non si sono nemmeno ricordati dei nostri soldati alla conclusione di Expo, avvenuta senza attentati.