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Tanti anni fa ascoltavo Franco Battiato (non ancora rincoglionito e sfiatato) cantare “La Prospettiva Nevskij”.  Una poesia struggente ed evocativa. San Pietroburgo era ancora Leningrado e la cortina di ferro divideva l’Europa, ma il cantante siciliano (ancora in possesso dei suoi nervi) raccontava un’altra storia. Racconti di artisti e zar, di colori ed emozioni. Di amori e passioni. Lo ascoltavo, mi piaceva immaginare una metropoli viva, non umiliata dal grigiore comunista e immaginare un’Europa diversa, dal Baltico all’Adriatico.

Poi tutto cambiò. Anche lassù. Nel 1989 l’Urss evaporò nella vergogna del comunismo e la grande città, l’antica capitale dello zar Pietro, ritrovò il suo vero nome. Tutti (apparentemente) divennero amici e un nuovo vento sembrò spirare da est. Ma pochi anni fa, improvvisamente, la Russia divenne — su suggerimento o imposizione dell’America e della Germania — nuovamente e incomprensibilmente nemica. Vladimir Putin da alleato e amico divenne subito un mostro. Una follia.

Ed ecco allora la piccola, misera storia meneghina. Nel novembre 2012 il Comune di Milano (gestione Pisapia, versione rosso acceso) ha unilateralmente sospeso il gemellaggio con San Pietroburgo, come segno di protesta per la legge emanata dal Consiglio Federale della città russa contro la propaganda pedofila, considerata dalle associazioni lgbt come una legge omofoba.  Una legge i cui contenuti sono stati poi recepiti da una norma nazionale emanata dalla Duma. Da quel novembre 2012 nessuna notizia: San Pietroburgo compare ancora sul sito del comune di Milano tra le città gemellate ma le iniziative comuni sono state interrotte a seguito del voto del Consiglio comunale.

Dopo quei fatti Milano, le sue imprese e il suo turismo, hanno pagato un ulteriore altissimo prezzo alla scellerata decisione dell’Ue di imporre le sanzioni economiche e commerciali alla Russia. È tempo di riparare a questi danni, dando un segnale di distensione alla Federazione Russa e riprendendo il gemellaggio con la città amica di San Pietroburgo.

D’altronde, non si capisce perché Milano sia stata serenamente gemellata fin dal 1967, quando la seconda città della Russia portava il nome ben più minaccioso di Leningrado, il regime sovietico deportava gli oppositori, l’omosessualità era un reato punito con cinque anni di carcere e non possa continuare ad esserlo ora. E non si capisce nemmeno perché il gemellaggio con San Pietroburgo no e il padiglione russo a Expo si: sono le contraddizioni del politicamente corretto.

Il rapporto con la Russia è essenziale per l’Italia:  non solo perché Putin sta mettendo alle corde l’Isis difendendo anche la nostra sicurezza, ma anche perché sia in termini di flussi turistici che di scambi commerciali abbiamo soltanto da rimetterci nel continuare un inutile braccio di ferro con Mosca. Milano ha interesse a riattivare il gemellaggio con San Pietroburgo, per riprendere il proficuo scambio commerciale e culturale che ha sempre caratterizzato il rapporto tra le nostre due grandi metropoli europee. Alla faccia di Pisapia, Sala e rottami vari, voglio farmi una passeggiata sulla Prospettiva Nevskij. A testa alta.