Il salvataggio di due giovani donne, per quanto dai comportamenti avventati, è certamente una notizia positiva. E’ un salvataggio che comporta oneri gravosi per la comunità nazionale (12 milioni di dollari, si dice), ma potrebbe avere un senso se servisse a farne scaturire una politica, che invece non c’è.
In effetti, se la logica del comportamento del governo italiano è qualcosa di simile a “Ok, il prezzo è giusto” (sono tutti figli della cultura berlusconiana, del resto, da Renzi a Salvini…), allora ci si chiede per quale ragione non sia stata applicata nel caso dei due marò, di cui uno è sequestrato in India da oltre tre anni. Forse perché 12 milioni di dollari, nel caso di uno Stato sovrano come l’India, non sarebbero davvero bastati, e ce ne sarebbero voluti molti di più?
E perché questa pietà si trasforma in tragica severità quando i soggetti in gioco sono altri, sono imprenditori, professionisti, commercianti, a carico dei quali i poteri statali, tanto comprensivi con alcuni, diventano “angeli vendicatori” che non si fermano davanti a niente? Gli oltre mille “suicidi da crisi”, che continuano con tragico stillicidio quotidiano, non sono forse anche essi vittime, e non colpevoli?
Per quale ragione una sciocca avventatezza merita la spesa di 12 milioni di dollari; la tutela di due militari comporta solo fastidio, omissioni e brutte figure; la tutela di cittadini comuni merita la spada severa della Legge, che taglia teste non meno dell’Isis, e lo fa con la crudele ma in fondo rassicurante sciatteria della “banalità del Male”?
In che cosa differiscono le oltre mille morti “da crisi” rispetto alle altre? E’ ovvio che si è fatto bene a salvare le vite delle due cooperanti, ma si è al tempo stesso riflettuto sul fatto che la politica dell’indiscriminato pagamento dei riscatti non porta da nessuna parte, anzi ne legittima molti altri futuri, esponendo i cittadini italiani che vivono o si trovano in certe aree a rischi gravissimi? E perché si salvano alcune persone in pochi mesi, altre scompaiono per sempre e altre ancora rimangono detenute all’estero da un triennio? E per quale ragione, infine, tanta severità con chi non ce la fa a sopportare il peso di un declino frutto di scelte politiche ed economiche semplicemente folli?
 Credo che tutto questo meriterebbe una risposta molto articolata, perché comportamenti ispirati a un grande senso di pietà sono certamente apprezzabili, anche quando discutibili nei moventi che li determinano. Per contro, la politica del “doppiopesismo” è francamente intollerabile. Giusto salvare le due cooperanti in Siria, ma i due marò no? Giusto concedere a due sciocchine tutte le attenuanti del caso, ma perché non concederle a chi è stato massacrato da politiche economiche semplicemente folli e cede di schianto, suicidandosi e magari “suicidando” i propri familiari?
Quando la finiremo, con questa pietà a senso unico, quella che fa comodo e fa immagine, mentre a carico di chi non offre queste caratteristiche scatta la mannaia del boia o diventa cibo da offrire in pasto al Leviatano?
Quando usciremo da questi comportamenti “a geometria variabile”, di pietà di comodo abbinata a sadica crudeltà? Quando ritroveremo un po’ di giustizia e di dignità?