La chiave del mistero si chiama Shi Zhengli. Per chiarirlo i cinesi devono soltanto lasciarla parlare. Invece l’hanno imbavagliata. O fatta sparire. Nei laboratori dell’Istituto di Virologia di Wuhan, la struttura sospettata di essere al centro del contagio, Shi Zhengli è conosciuta come la “bat-woman”, la donna-pipistrello.  Dal 2004 la ricercatrice, oggi 55enne, studia i pipistrelli a “zoccolo di cavallo” sospettati di trasmettere all’uomo il Coronavirus della Sars. Per questo il 30 dicembre Wang Yan Yi, la direttrice dell’istituto, le intima di lasciare Shangai, tornare a Wuhan e analizzare i reperti di alcuni pazienti affetti da misteriosi polmoniti.  

A raccontarlo è la stessa Shin Zhengli nell’intervista firmata,  l’11 marzo,  da Jane Qiu, collaboratrice cinese di “Scientific American”. L’intervista è l’unica testimonianza di Shin Zhengli sulla comparsa del Covid. Prima soltanto un’estemporanea dichiarazione, pubblicata su WeChat il 2 febbraio, in cui scrive “giuro sulla mia vita che il virus non ha nulla a che vedere con il laboratorio”. Il 2 febbraio la  tesi è ancora  lontana dal divenire virale. Perché smentirla? Mistero. L’intervista  a “Scientific American” aggiunge altri interrogativi. Il primo riguarda il mercato ittico di Wuhan indicato come origine del contagio. “Mi sono chiesta se non si fossero sbagliati…non mi sarei aspettata che una cosa del genere accadesse a Wuhan…” – dichiara la dottoressa  scettica su un passaggio animale-uomo avvenuto in una zona urbana anziché negli ambienti tropicale  in cui da 16 anni concentra i suoi studi. Il dubbio successivo è ancor più inquietante. “Potrebbe esser arrivato dal nostro laboratorio” – ammette la dottoressa che aggiunge “quello è stato un vero peso non ho chiuso occhio per giorni”. 

Ma nell’intervista si guarda bene dallo smentire l’ipotesi. In compenso annuncia, senza spiegarne  le ragioni, di  aver abbandonato le ricerche sul virus. Come se non bastasse sul “Daily Mail” dell’11 aprile il giornalista cinese Gao Yu racconta di aver parlato con Shi Zhengli. A sentir lui è di fatto “imbavagliata” fin dal 2 gennaio  quando terminò la sequenza del genoma del Covid scoprendolo identico  per il 96% a quello studiato nel suo laboratorio. Quello stesso 2 gennaio una mail della  Direttrice dell’Istituto vieta la divulgazione delle ricerche.

Ma l’errore fatale della “bat woman” è forse la relazione scientifica pubblicata il 23 gennaio, ripresa poi da “Nature”,  in cui spiega d’aver scoperto la contagiosità del virus il 14 gennaio, sei giorni prima che Pechino  lo riveli al mondo. Anche per questo una settimana fa molte voci la danno a Parigi pronta a consegnare un dossier sulla fuga da laboratorio del Covid. Voci fugate dall’ennesimo laconico messaggio su WeChat in cui Shi Zengli  racconta di non aver alcuna  intenzione di lasciare la Cina e di essere ancora a Wuhan con la famiglia. Peccato che nelle nove romantiche foto di paesaggi cinesi allegate al messaggio non ce ne sia una in cui si vedano la ricercatrice e i suoi familiari.