Un tempo le grandi nazioni europee si contendevano i servigi di grandi Italiani le cui capacità e ambizioni travalicavano le scarse possibilità di affermazione concesse dalla espressione geografica chiamata Italia. Eugenio di Savoia, ad esempio, che nel 1683, al servizio dell’Imperatore d’Austria, fermò e sconfisse i Turchi alle porte di Vienna. O il genovese Ambrogio Spinola che per conto della monarchia spagnola sottomise le ribelli Provincie Unite olandesi finendo immortalato in un famosissimo quadro di Velasquez. E prima di loro Alessandro Farnese, duca di Parma e Piacenza, che agli ordini di Filippo II di Spagna aveva riconquistato le Fiandre sconfiggendo più volte il protestante Guglielmo d’Orange alleato degli Inglesi.
Per non parlare di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci o Giovanni Caboto che navigavano rispettivamente per conto degli Spagnoli, dei Francesi e degli Inglesi, e si potrebbe continuare.


Ovviamente non è questo il caso di Sandro Gozi, il renziano di ferro appena nominato membro del governo francese, non tanto per l’improponibile paragone storico (vista la microscopica, se non inesistente, dimensione del personaggio) quanto per la tipologia dei comportamenti.
Anche Gozi, uno dei tanti esponenti del PD decorato della Legion d’Onore, appartiene ad una tipica categoria di Italiani, non a quella dei grandi condottieri e navigatori ma quella, da sempre ben più comune e numerosa, degli italiani opportunisti ed inaffidabili sempre pronti a mettersi al servizio dello straniero di turno.
Per intenderci quelli del “Francia o Spagna basta che se magna”, Francia in questo caso.


Già mediocre sottosegretario dei governi Renzi e Gentiloni, di lui si ricorda soprattutto la disastrosa gestione del dossier EMA, l’agenzia europea del farmaco che, con una procedura mai vista, è finita ad Amsterdam (che non aveva i requisisti) anzichè a Milano grazie anche al voto del paese al quale ora Gozi giurerà fedeltà.
Trombato alle elezioni europee, nelle quali si era presentato nelle liste francesi di Macron, questo Arlecchino servitore di due padroni viene ora ricompensato dal padrone francese con il prestigioso incarico di responsabile delle politiche europee del governo d’oltralpe, in pratica lo stesso incarico che aveva ricoperto nei governi italiani di sinistra, in attesa che la Brexit gli liberi un posto al Parlamento Europeo. Un bel salto, non c’è che dire: da Nichi Vendola, del quale era “consigliere diplomatico” alla Regione Puglia, a Emmanuel Macron, da Bari a Parigi. D’altra parte, si sa che se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari…


Un trattamento in guanti bianchi del quale si ignorano le ragioni ma che porterà lo spocchioso ed arrogante Gozi in una posizione chiave di un governo straniero da sempre ostile agli interessi nazionali italiani (se non proprio nemico) dalla Libia ai cantieri navali STX passando per immigrazione, acque territoriali e razzie varie di asset strategici.
Chissà che uso farà delle informazioni e delle conoscenza acquisite dai dossier dei governi italiani di cui ha fatto parte e chissà da quale parte starà (domanda retorica) quando si tratterà di scegliere tra la difesa degli interessi dell’attuale padrone, al quale deve giurare fedeltà adesso, e quelli del padrone precedente (inutile scomodare il concetto di Patria) al quale aveva giurato fedeltà prima.


Qualcuno ha giustamente invocato l’applicazione dell’articolo 12 della Legge 5 febbraio 1992, n. 91 che disciplina la cittadinanza italiana:
“Il cittadino italiano perde la cittadinanza se, avendo accettato un impiego pubblico od una carica pubblica da uno Stato o ente pubblico estero o da un ente internazionale cui non partecipi l’Italia, ovvero prestando servizio militare per uno Stato estero, non ottempera, nel termine fissato, all’intimazione che il Governo italiano può rivolgergli di abbandonare l’impiego, la carica o il servizio militare.”
Una decisione forte che se ci fosse un vero “governo del cambiamento”, non impelagato in compromessi e bon ton pseudo istituzionale, non si farebbe attendere.


L’interessato, da parte sua, stizzito e sprezzante come suo solito, liquida questa ipotesi invitando a “studiare il diritto europeo” non senza giocarsi il solito e scontato jolly antifascista: “trovo questa cosa inaccettabile dal punto di vista politico e morale», perché il «ritiro della cittadinanza evoca periodi più bui, gli anni ’30”.
Secondo Gozi “nei trattati europei si riconosce la possibilità di prestare attività presso altri governi di altri stati membri. Io poi, sono un consigliere, non ho nessun potere pubblico”, dimostrando che chi ha bisogno di studiare è proprio lui.

Che un comportamento sia “possibile”, cioè non espressamente vietato, non significa affatto che sia anche opportuno, utile o appropriato ad una situazione come la sua. La legge italiana, in ogni caso, è molto chiara e parla di “impiego pubblico” o “carica pubblica” e sfido il novello membro del governo francese a dimostrare che quella che lui chiama “consulenza”, attribuitagli dal presidente Macron in persona e ratificata dal primo ministro Philippe, non rientri nella fattispecie.
Se il governo esercitasse seriamente i suoi poteri discrezionali intimandogli di abbandonare, per la tutela dell’interessa nazionale, l’incarico graziosamente offertogli dall’amico Macron, Gozi avrebbe l’opportunità di mettere concretamente alla prova le sue nozioni di diritto comunitario ricorrendo alla Corte Europea di Giustizia, anziché impartire sciocche e fumose lezioni di pseudo diritto sui giornali.


Dal Cardinale Mazzarino ad Andrea Massena molti Italiani hanno avuto in passato posizioni di potere in Francia, ma anche in questo caso il paragone sarebbe più che ridicolo. Sandro Gozi è solo una caricatura, un italianissimo personaggio da film di Alberto Sordi, una specie di Nando Meliconi o di Otello Celletti dei giorni nostri che parla francese e mangia croissant.