A mente libera, priva di condizionamenti e scevra dai luoghi comuni, è difficile nascondere che il pamphlet apologetico ed esornativo, dedicato da Franzinelli a Montanelli, oltre ad essere difficilmente accettabile, è nel suo insieme privo di qualsiasi utilità storica.

Spiegando la articolazione del lavoro, l’autore, tanto per intenderci, componente del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, precisa che «Il corpo a corpo col Duce è ingaggiato in una molteplicità di articoli, corrispondenze e “Stanze” in oltre mezzo secolo, a riprova del costante interesse per il personaggio e della sua persistente presa sul pubblico. La parte più significativa degli interventi è qui presentata secondo criteri tematico – cronologici, in un suggestivo mosaico mussoliniano».

Franzinelli indica alcuni presupposti interpretativi, del tutto personali nella presunta e pretesa originalità e scientificamente della massima fragilità. Infatti, a suo dire, «raccontando il Duce, Montanelli elabora una storia [concetto assai opinabile ] del fascismo, che oltre a essere fedelmente documentata grazie alla sua partecipazione diretta [quindi si tratta di una ricostruzione meramente soggettiva] e alla professione di giornalista, dà conto di altri elementi che sfuggono all’osservazione storica [davvero?]: il rapporto tra Mussolini e gli italiani – soprattutto quelli della sua generazione-; l’infatuazione del Paese per il suo dittatore e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la delusione e i dubbi mai sopiti di coloro che sopravvissero e si posero il problema di spiegare ai giovani le ragioni di quanto accaduto».

Il giudizio sul valore storico si rafforza nel verso negativo nel passaggio in cui Franzinelli mostra il convincimento, del tutto singolare e sul quale è arduo, o meglio improbo, consentire, che «comunicatore istintivo, Montanelli mira ad una descrizione vivida dei suoi personaggi, che catturi l’attenzione del lettore. A costo di sacrificare il vero al verosimile , anteponendo al mero dato fattuale l’aneddoto efficace ed eloquente, ancorché non filologicamente fondato ma – forse per questo – in grado di illuminare situazioni, restituire stati d’animo, ricreare magicamente lo spirito dei tempi». Siamo al trionfo della fantasia e della soggettività!

Saliente è l’assunto di Montanelli «Io quei tempi li ho vissuti dunque posso parlarne a ragion veduta», che il curatore così commenta «se generalizzato riserverebbe ai soli testimoni diretti la comprensione degli eventi storici, secondo criteri di soggettività destinati a sfociare in quelle parzialità e faziosità da lui stesso stigmatizzate in più circostanze. D’altronde, la contraddizione è una sua cifra stilistica; verrebbe da dire: una sua qualità». E’ solo Franzinelli e speriamo pochi altri a classificare come una “qualità” la incongruenza sostanziale tanto seria, palesata da Montanelli.

Un augurio ed un auspicio: perché Franzinelli non si impegna a rivisitare nella stessa prospettiva il rapporto, dapprima positivo poi esploso in una epica diatriba, tra lo stesso Montanelli ed un certo Silvio Berlusconi ?

 

Indro Montanelli. Io e il Duce

a cura di Mimmo Franzinelli, Milano, “La Grande Storia Rizzoli”

Mondadori, 2018, pp. 318. € 22