“La sinistra italiana, ha smesso di analizzare la realtà: preferisce nascondersi dietro il vecchissimo copione dell’antifascismo moralistico e considerare più della metà dei cittadini italiani barbari che stanno assaltando le fondamenta della civiltà” : parole del professor Carlo Galli, storico di dottrine politiche, già deputato del Pd, la scorsa legislatura, poi passato nel gruppo di Sinistra italiana e in Articolo 1.

Anticipando , in un’ intervista ad “HuffingtonPost”, quando dirà a Lecce, in occasione delle “Giornate del Lavoro 2018” organizzate dalla Cgil, Galli smonta l’immagine di una sinistra con il torcicollo, globalista, sostanzialmente sbandata, rispetto ad una realtà che non sa e non vuole comprendere.

L’idea di fondo di Galli è che, dopo il crollo del muro di Berlino, l’adesione entusiastica alla globalizzazione dei partiti ex comunisti, socialisti e laburisti europei li abbia “impiccati” a un modello che si è “sfasciato”, facendogli perdere il senso dell’orientamento: “La sovranità è un concetto talmente democratico che è richiamato nel primo articolo della nostra Costituzione. Oggi, invece, chiunque contesti la mondializzazione viene considerato un fascista”.

Che a dare la sveglia su certi temi sia un intellettuale dalle ascendenze gramsciane (per comprendere – dice Galli – i fenomeni politici e sociali – e le loro contraddizioni “senza dare giudizi etici e morali, poiché la politica non si fa con i padre nostri”) ha un valore “trasversale” che non può essere sottovalutato, anche laddove vengono evidenziati i limiti di un capitalismo che, lasciato a se stesso, tende a distruggere la società, laddove – dice Galli – “compito della politica è costringerlo ad adattarsi alle esigenze della democrazia, regolandolo, mettendo dei limiti, tutelando gli interessi dei suoi cittadini, lasciando che il conflitto sociale si manifesti.

Quelle di Galli, sono parole forti, che valgono certamente per il Pd, ma che debbono essere anche considerate con attenzione da parte di quanti a destra, non comprendendo la realtà, continuano a trincerarsi dietro slogan usurati, parlando di moderatismo, di mercato aperto, di integrazione, seppure governata.

Al di là degli slogan oggi centrali sono i temi del sovranismo, quindi dell’antiglobalismo,di un’autentica giustizia sociale, di un nuovo solidarismo, di una sicurezza che rinsaldi i vincoli tra cittadini ed istituzioni. Al di là di ogni pigrizia mentale che fa considerare la richiesta di protezione come un istinto razzistico, o xenofobo e si trincea dietro l’antifascismo, sperando così di trovare la sua ragion d’essere, perdendo invece ogni residua credibilità.