Il 3 giugno 1968, Al’-Asifah (“la Tempesta”), commando di Al Fatah, tentava un’incursione in territorio israeliano: ma era intercettato da Tsahal, l’esercito israeliano. Tra i guerriglieri Fedayin (“i Devoti” di Al Fatah, braccio armato dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina) uccisi nell’agguato era As Saleh (“il giusto”): nome di battaglia arabo d’un ragazzo belga, Roger Coudroy.

Ingegnere in Libano per Peugeot, Coudroy scelse di lottare al fianco dei palestinesi, in nome dell’autodeterminazione dei popoli: sconvolto dall’esodo forzato d’un milione e mezzo di palestinesi, considerava la loro cacciata un’aggressione razzista, perpetrata per colpa delle potenze occidentali e della loro disastrosa ripartizione dei territori arabi. Dopo pochi mesi di addestramento e lotta tra i Fedayin dell’OLP, moriva a 33 sul campo d’onore.

La stampa internazionale passava la notizia sotto silenzio: che un militante di Jeune Europe, movimento “nazimaoista” guidato da Jean Thiriart, partecipasse alla guerriglia anti-sionista di Al Fatah e della Lega Araba era imbarazzante per tutte le fazioni interessate: come spiega Strummiello, i movimenti di estrema sinistra pretendevano di fare della causa palestinese una loro prerogativa; dal canto loro, i palestinesi puntavano a ottenere l’appoggio sovietico, ed erano perplessi per la nomea dei neofascisti europei; Israele invece intendeva presentarsi quale bastione occidentale contro il sovietismo arabo, perciò non poteva apprezzare “il primo europeo caduto combattendo per la causa della libertà e della rivoluzione del popolo palestinese”.

Nel cinquantennale della sua scomparsa, Passaggio al Bosco edizioni ha ricordato Roger Coudroy con un libricino che racchiude fra l’introduzione di Claudio Mutti, la prefazione di Anis Sayegh, la postfazione di Andrea Niccolò Strummiello e il saluto alla madre di Roger da Eugene Makhlouf, il diario di lotta dello stesso Coudroy.

Il volumetto è impreziosito in particolare dall’intervento del prof. Mutti (che già nel 1971, in uno scritto per le Edizioni di Ar, Il nemico dell’uomo, lamentava l’omertà della stampa ufficiale riguardo Coudroy), che con la consueta precisione filologica maniacale (e forte della militanza  in comune con l’ingegnere guerrigliero) sciorina le citazioni che la stampa non allineata dedicò alla memoria di Coudroy, attingendo soprattutto da La Nation Européenne (il periodico della Jeune Europe): dagli articoli di Gilles Mounier ai proclami, quantomeno spiazzanti, di Jean Thiriart.

L’operazione di Passaggio al Bosco è lodevole e preziosa, avendo evocato, nello stesso anno funestato dalla tronfia autocelebrazione di ‘68ini e ’68ismi meno gloriosi, un personaggio che il pensiero unico avrebbe molto volentieri lasciato nell’oblio.

Ci sono ridondanze: le ripetizioni che si accavallano negli interventi confondono la cronologia degli eventi riportati, e spesso si scivola nella celebrazione di Jeune Europe, anche costo di dar credito alle più farneticanti affermazioni di Thiriart. Resta un ottimo documento, grazie al citato rigore da ricercatore di Mutti, al puntuale commento di Strummiello e al diario di Coudroy: J’ai vecu la résistance palestinienne, diario di lotta (attentissima al lato umano: lo si nota nella premurosa descrizione delle figure incontrate da Coudroy) e piccolo compendio di storia araba, cronaca parziale e schietta, essenziale e partecipata della militanza d’un combattente generoso fino al sacrificio per una causa sposata non per obbligo, ma per solidarietà e amicizia con il popolo presso il quale aveva trovato i suoi camerati, guidato da un pensiero: coloro che combattono sono i soli che possono sostituire l’angoscia con la speranza.

Roger Coudroy

Ho vissuto la Resistenza Palestinese. Un militante nazionalrivoluzionario con i Fedayin

Passaggio al bosco, Firenze 2018

Ppgg.  158, euro 13,00