Costa d'Avorio Immagine

Purtroppo ci avevamo visto giusto e ne avremmo fatto davvero a meno. Nell’articolo del 15 gennaio 2015, “Perchè il jihadismo sorride delle grandi manovre di “monsieur le Président” (sue e di tutto l’Occidente), avevamo notato che «la netta distinzione tra i due movimenti jihadisti in lotta fino all’altro ieri e la duttilità, recentissima, del ritrovarsi in azione, ricalcandosi e superandosi», è un’amara constatazione. Al Qaeda ha lanciato la sua sfida a Daesh per il controllo dell’Africa occidentale. A dire il vero, basata sulla difesa ed il mantenimento: l’eccidio in Costa d’Avorio è solo il proseguimento e l’ennesimo atto eclatante, di una lunga scia di manovre terroristiche, perpetuate in una lotta per il predominio dell’area.

 

E’ chiaro che l’approccio “analitico” e l’azione, nulla hanno a che fare con un conflitto convenzionale. Potrà sembrare quasi banale ma è meglio specificarlo: i vertici dell’Isis, hanno una visione complessiva del califfato islamico da attuare nell’immediato e che si differenzia, principalmente, dalle elucubrazioni farneticanti della guida del gruppo fondato da Osama bin Laden. La direttiva di al Qaeda e del medico egiziano che ne ha preso le redini Ayman al-Zawahiri, prevede una tattica a lungo termine per la realizzazione ideologica del califfato. Ogni sforzo, è concentrato in una strategia terroristica d’assalto, finalizzata per provocare la reazione dei nemici ed ingraziarsi le popolazioni civili, con l’unico intento di farle schierare al fianco del gruppo.

 

In Africa occidentale, stiamo assistendo ad una carneficina per il mantenimento del monopolio qaedista. Ma chi c’e’ dietro le stragi che hanno colpito i luoghi turistici frequentati dagli occidentali in Costa d’Avorio, in Tunisia nel golfo di Hammamet, nel Mali e in Burkina Faso ? Al Qaeda nel Maghreb islamico. E in particolare, due fazioni autonome da poco unitesi ad essa. I gruppi terroristici guidati dagli algerini Mokhtar Belmokhtar, responsabile di “Katiba al Mourabitoun” e da Yahya Abu el Hammam, alla guida “dell’Emirato del Sahara”. Queste sigle del neo-jiahdismo saheliano che abbiamo appena citato, sono da poco formalmente associate e a disposizione di un’unica bandiera. Quella di al Qaeda.

 

L’Africa vede contrapposte, per questioni di spazi e di egemonia, al Qaeda e l’Isis. Senz’altro, dobbiamo soprattutto pensare ad uno scenario che per le caratteristiche delle due sigle, molto probabilmente non sarà limitato al Nord Africa e al Sahel. Dall’Iraq all’Afghanistan, dallo Yemen al Pakistan, dagli stati centro africani sino all’Indonesia e alle Filippine, è un fermento continuo. Con certezza, stiamo assistendo al nascere di nuove formazioni che vanno a rinfoltire la nutrita schiera dell’islamismo radicale, in un crescendo simmetrico che non lascia nulla al caso.

 

E che più di ogni altra cosa, non ha investito solo le periferie parigine e belghe. E’ allora prevedibile e ci auguriamo di no, visto l’opera di omogeneizzazione dei gruppi, un maggior richiamo a “quel fai da te” (secondo l’esaltazione dello schieramento e la convinzione di esserne parte, pure a distanza) che abbiamo visto sollevarsi un po’in tutta Europa? Visto che non abbiamo nessuna intenzione di macchiarci di un reato odioso quale è il Procurato allarme, abbiamo deciso di dare spazio alle parole di Matteo Renzi, mettendo le mani avanti: «Per ogni euro in più investito sulla sicurezza ci deve essere un euro in più investito sulla cultura».

 

Ad avere la meglio, è quella netta sensazione che ci obbliga a credere che, ci toccherà aspettare. In seguito, all’approvazione del Parlamento italiano che deciderà sul Si o sul No all’ingresso dell’Italia a capo di una coalizione unidirezionale in merito alla Libia. Voluta da chi ha un interesse nel mantenere i propri interessi, subito dopo averceli sottratti per incapacità passiva. E noi ? Converseremo con la sistematicità di sempre, basandoci sulle astrusità di un ipotetico spauracchio, della disinformazione sull’Islàm e i musulmani. E in merito alla «copertura ideologica che nasconde le strategie geopolitiche atlantiche», raccontateci nel 2008 da Enrico Galoppini nel saggio, edito per le Edizioni all’insegna del Veltro, Islamofobia. Attori, tattiche, finalità ?

 

Meglio non leggere argomenti scomodi e fastidiosi: tanto per non riconoscere sotto la lente di ingrandimento, un fanatismo che non è poi così diverso, dal suo dirimpettaio.