Nuove frizioni tra Russia e Giappone dopo la decisione di Mosca di rafforzare la presenza militare sulle isole di Etorofu e Kunashiri, nell’arcipelago delle Curili meridionali.  Per ordine del Cremlino sono state costruite caserme per ospitare 188 militari russi. Un numero ridotto, certo non una minaccia, ma abbastanza per far infuriare il governo giapponese che da oltre 70 anni rivendica cocciutamente l’arcipelago.

Il ministro degli Esteri nipponico, Tarō Kōno, ha convocato l’ambasciatore russo per chiarimenti. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha però già fatto sapere che non c’è nulla da chiarire: le isole sono russe. Punto. Non si tratta solo di questioni di prestigio: le acque delle Curili sono molto pescose e celano riserve ancora non sfruttate di idrocarburi.

Le quattro isole contese, che il Giappone chiama Territori del Nord, fanno parte di un arcipelago che si trova tra l’estremità nordorientale dell’isola giapponese di Hokkaidō e la penisola russa della Kamčatka. La disputa è di vecchia data. Il trattato di Shimoda, del 1855, affidò al Giappone la sovranità delle isole, allora abitate da indigeni Ainu. Dopo la guerra russo-giapponese del 1905 le Curili vennero confermate al Giappone. La Russia le occupò nell’estate del 1945 ma poi si rifiutò di firmare il trattato di San Francisco del 1952 che non riconosceva la sovranità sovietica sull’arcipelago. Negli anni la mancata firma è servita a Tokyo per continuare a rivendicare, in base al trattato del 1855, i perduti Territori del Nord.