Palazzo della Ragione ospita l’esposizione dedicata a Walter Bonatti. Piazza Mercanti, creata a metà del XIII secolo, fulcro medievale della vita milanese, dell’artigianato e delle professioni, luogo della Casa dei Panigarola e della Loggia degli Osii, ascolterà con il suo udito delicato e salottiero i riverberi alpini. E con loro i pensieri, alti, dell’alpinista ed esploratore di origini bergamasche. La montagna, la natura e la storia di un uomo, non temono la loggia dei mercanti. Scendono in città.

La mostra intitolata a Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi, è allestita avvalendosi di un supporto audio-video più che degno dell’occasione. Anche se non è facile riuscire a narrare adeguatamente la vita e le gesta di un lùmbard che nelle sue corde da arrampicata e, come dimostrato da chi lo conosceva bene, nei suoi tratti caratteriali in tensione permanente, riusciva a trasmettere quel legame interiore che lo univa alla natura. Un amore vicendevole e rispettoso che si basava su degli obbiettivi: superarli uno dopo l’altro, meta dopo meta, vivendo il corso della vita terrena senza mai abbandonarsi a slanci puerili.

Conscio della profondita’ del crepaccio senza fine, apertosi nella società italiana ancor prima che nascesse ( 22 giugno 1930 Bergamo ): quella suggestione, ricercata, tramite l’interpretazione del “miraggio” sebastianista europeo (risalente al XVI secolo) che a lungo influì sulle ideologie di inizio ‘900. A partire dalla corrente “profetica” e conservatorista porteghese, descritta nella biografia di Àngel Crespo, La vita plurale di Fernando Pessoa, edita da Bietti, che in buona parte intrise a suo malgrado, la ricerca affannosa dei grandi uomini alla guida delle nazioni. Capovolgendone il senso e integrandolo negli ingranaggi di una regola binaria, sempre uguale, dell’impensabile; rimodellato e poi adattato parecchi anni dopo il 1903, alla dottrina dei “massimalisti”russi.

Una sorta di equilibrismo scellerato che poco interessava ad uno sportivo autentico quale era Bonatti. Concentrato a perfezionare una ricerca mistica a stretto contatto con i luoghi a lui più cari e, sopratutto, a quell’auto controllo manifestato nel corso della grande impresa del 1951: la sfida e la scalata della parete Est del Grand Capucin. L’obelisco di granito, inespugnabile, delle Alpi Graie, che sancì  l’inizio e la prima di una lunga serie di grandi imprese indimenticabili. Alcune di esse, illustrate in ordine sparso nel catalogo dell’esposizione e nel fascino senza tempo dell’alpinismo italiano.

Fotografie dai grandi spazi è un’istantanea nel cuore di ognuno di noi. Ideocentrici e vanesi, sempre pronti a cogliere le sfumature artificiali della società contemporanea. Altrettanto bravi a perderci per strada l’appartenenza e quella capacità empatica, di comprendere a pieno i processi naturali e i clicli della terra. Se vogliamo, a differenza di Bonatti, appoggiandoci, inconsciamente, all’utilitarismo e ad una fenomenologia che ci indica il credo in un futuro migliore: la potestà da esercitare sulla natura, arrogandoci la libertà di cambiare i suoi requisiti. Walter Bonatti lo capì in anticipo ? Visitando l’esposizione con la voglia di accostarsi alla sua figura, senza obblighi e doveri “tradizionalisti” ma con tanta curiosita’, chissa’. Chissa’…

 

Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi.

 Palazzo della Ragione, Piazza dei Mercanti, Milano

Termina l’8 marzo 2015