Uno non può alzarsi di buon umore e poi, appena apre il giornale, incazzarsi come una iena.
Strangola una ragazza di vent’anni, porta in giro il cadavere tutta la notte sul sedile del passeggero dell’automobile e dopo un mese lo mandano ai domiciliari perché incompatibile alla carcerazione. A casa dai genitori, dove la mammina gli preparerà i pranzetti, il padre gli procurerà qualche giornale per svagarsi, e tutti accudiranno il fanciullino traviato dalle circostanze. Il ragazzino di trent’anni e passa soffre – povero lui – si è pentito, dopo ventiquattro ore è già sprofondato dal rimorso, e a rischio di gesti inconsulti (gli unici che potrebbero dare un senso di redenzione al suo misfatto di morte).
Invece no. La colpa diventa un disagio da curare, con il beneplacito di qualche psichiatra democratico, di qualche psicologo progressista, di qualche assistente sociale dai facili costumi della bontà e da qualche giudice che copre la responsabilità personale dietro alla mistificazione del libero convincimento e dell’assenza del dolo.
Quel coglione di Corona sconta dieci anni con arrogante dignità, mentre stupratori e assassini sono liberi con la schifosa complicità delle istituzioni.
Questa non è giustizia, ma il mercato del diritto e il circo delle procedure.
E un pensiero va, naturalmente agli avvocati. Fanno il loro dovere, certo, a cercare tra le maglie del codice il nodo opportuno da sciogliere per scompaginare la trama e liberare i colpevoli.
Due pensieri a chiusura. Uno al “Gorgia” di Platone: eccellente denuncia della retorica dei legulei. L’altro a Ernst Junger il quale dichiarò: “Meglio delinquente che borghese”. Io aggiungo: meglio delinquente che psichiatra democratico, che psicologo progressista, che assistente sociale dai facili costumi della bontà, che giudice irresponsabile, che avvocato con l’istinto della iena.
Il vostro sistema democratico-terapeutico fa repulsione, ma non paura. Parafrasando Giorgio Gaber a proposito dei terroristi: fate più schifo che spavento.
Buona giornata a tutti, tranne a coloro che ho indicato nell’ignominia.