Bisogna vedere Napoli non com’era. La Napoli delle cartoline con suggestivo panorama sotto il grande pino mediterraneo. La Napoli povera ed ingegnosa del dopoguerra; lazzarona e generosa di Eduardo De Filippo; dolente e insieme sorridente dei cosiddetti ” bassi “.
Bisogna vedere Napoli com’è . Come l’hanno ridotta da Lauro a De Magistris, da Gava a De Mita, da Mastella a De Mita a Bassolino, con il consenso ed il sostegno della borghesia delle professioni e del ceto medio che li ha espressi, selezionati e votati. Con l’accompagnamento altisonante quanto servile d ‘una moltitudine d’intellettuali da “magna Grecia” di cartapesta.
Bisogna vedere la Napoli d’oggi, sporca, rumorosa, violenta, parassitaria, corrotta e criminale come gran parte del suo retroterra, in specie casertano. La Napoli che veste il lutto e scende in piazza, secondo l’orologio degli spacciatori, non certo per la tragedia d’una giovane vita spezzata, costi’ ormai usuale, ma per rivendicare una sua speciale immunità per ogni mala condotta, per ogni traffico immondo, per la pretesa d’essere zona franca del crimine, solutis legibus, giurisdizione esclusiva della camorra.
La minor età invocata ed evocata dai piagnoni per il ragazzo ” sparato di carabinieri” non ha commosso e sommosso nei tanti casi di vittime innocenti, spesso per sbaglio di persone, di killer spietati a loro volta minorenni !
Che padri, che madri hanno i tanti giovani, giovanissimi che sparano, che travolgono anziani per miserabili scippi, che spacciano droga finanche nelle scuole elementari!
La gente bene, i giornalisti, gli intellettuali, il circo mediatico e politico si sconvolgono per le  ” vittime ” dei poliziotti e dei carabinieri. Per quelle , in divisa o in borghese, delle bande di delinquenti, giovani e non, meglio sottacere e tacere. Macché violenza di Stato! A Napoli lo Stato non c’è . Sorprende ci sia ancora qualcuno, carabiniere o poliziotto, convinto di servirlo. A Napoli non c’è nemmeno società . Verrebbe da dire che non c’è umanità .