Napoli brucia, annunciano preoccupati i telegiornali. Solo una parte (la più disperata e perduta) di Paternope è in collera, rettificano le agenzie. Tranquilli, vi sono gli sfigati della camorra ( i “mazzamma”, i pesci di piccolo costo, delle nullità rispetto ai boss del crimine e del narcotraffico) del quartiere Traiano a gestire la protesta, rassicurano i giornali. Quindi, tutto (o quasi) è sotto controllo. Di chi? E perchè? Interrogativi aperti.

Fulvio Bufi, ottimo giornalista, racconta sul Corriere una realtà disperata: ” Al rione comincia una notte di follia.  Contro i carabinieri, contro la polizia. Poi, però all’improvviso tutto si placa, e ci sara pure una spiegazione a questa improvvisa calma. Il pensiero più inquietante è che dietro ci sia una regia al contrario del Sistema come al quartiere Traiano chiamano la camorra. E cioè che i clan non abbiano voluto che la rivolta andasse avanti perchè i casini non fanno bene agli affari. Viene in mente girando il giorno dopo per il quartiere, dove non si vede una pattuglia e dove le piazze di spaccio sono tutte regolarmente aperte”.

Un ragazzino  è morto accoppato. Diciassette anni. Una bestemmia.  La famiglia piange. La madre si dispera. Gli amici (veri o presunti) si agitano. Tutti pretendono verità, giustizia. E la condanna sicura per il brigadiere dei caramba che ha sparato. Già, giustizia. Già, verità. Già, condanne e verdetti certi.  Lo pretende anche l’imbarazzante Goffredo Buccini, agiato e noioso commentatore del “Corrierone”.

La colpa, per l’inutile Buccini e le madri del Traiano, è tutta del carabiniere, ovvero dello Stato (o ciò che ne rimane in quelle zone perdute e disperate). Nulla conta che un adolescente (a proposito la famiglia dov’era?) scorazzasse alle tre di mattino su un motorino con altri due amici  — un pregiudicato e un latitante — e ignorasse un posto di blocco; poi cercasse di sfuggire e, infine fermato, cercasse di scappare un’altra volta. Quindi la disgrazia. Sicuramente evitabile. Certamente condannabile. Ma, siamo certi che tutto sia così netto, limpido? Siamo sicuri che tutto sia chiaro, con i buoni da una parte (la vittima e il suo substrato sociale, deviante, devastante ma, per Buccini e i suoi colleghi,  un paesaggio innocente e maltrattato) e i cattivi (il carabiniere e i simboli statuali che, per quattro soldi, egli rappresenta) dall’altra.

In attesa dei riscontri della magistratura (istituto che poca fiducia ci ispira…), cerchiamo di fissare qualche punto fermo. In primis, il contesto ambientale. Il quartiere Traiano — una piccola porzione del regno criminale che avvolge mezza Campania —  è da decenni una zona extraterritoriale dominata e controllata dalla malavita. Lo sanno tutti.  Traiano (e non solo Traiano) è un tumore tollerato e foraggiato da una classe politica locale (di sinistra e destra e sempre, pervicacemente, di centro) affarista, rapace e terribilmente vile. I convegni alla fondazione Croce, le cene al “Savoia” (ed onore al grande Pippo Della Vecchia, uno degli ultimi gentiluomini napoletani), i summit con Montezemolo e co. a Capri non possono eludere, celare l’incapacità, la vacuità  degli indegni eredi della “Magna Grecia”.

Secondo punto. Il ceto imprenditoriale napoletano — con le dovute eccezioni — è  un blocco ripiegato su propri interessi  e, in buona  parte, colluso con i politicanti e la criminalità. Chi non si piega(va) al malaffare deve(doveva) chiudere o morire. La vicenda della famiglia Signorini (gli antichi proprietari della Cirio, espropriati dalla DC demitiana con  l’appoggio determinante dei sindacati)  grida ancora vendetta. Ed è solo un esempio…  In ogni caso, i migliori  — e sono tanti, tantissimi — se ne vanno. Disgustati, tristi. E trovano successo, fortuna, lontano dal Vesuvio. Con merito. Napoli è altro da Napoli.

Terzo passaggio. Sotto il vulcano lo Stato si è arreso. Da tempo. Dal tempo del sequestro Cirillo (quando le Br liberarono, grazie all’intermediazione di Cutolo, l’assessore democristiano, vero uomo di potere), le forze dell’ordine sono semplici garanti di un equilibrio instabile  tra forze contrapposte e poteri pesanti. A Traiano e in mezza Campania (do you remember la “terra dei fuochi”, dove la camorristi avvelenano persino le zolle sui cui crescono i loro figli?)  lo Stato è un ombra, uno spettro. Al  più  è una  minaccia temporanea e, quando serve, una sponda comodosa. I ragazzi in divisa servono a spaventare, i notabili d’ogni colore trattano. Voti, leggi, porcherie varie. I ragazzi  in divisa combattono, i ricchi tacciono e si tranquilizzano, i notabili mediano, i criminali si arricchiscono.

Il brigadiere, a cui un superiore ha ordinato di operare nella cittadella della camorra, ha sparato. Ha ucciso un ragazzino. Una tragedia. Ma i colpevoli (i veri colpevoli) dove sono? In ogni caso, questa volta sono vicino al carabiniere.