Il governo albanese ha annunciato che inasprirà la guerra alle organizzazioni criminali che coltivano e trafficano droga – guerra in corso con alti e bassi dal 2014 – attraverso una nuova strategia. È stato il premier albanese, Edi Rama, a specificare venerdì i dettagli della nuova campagna, dopo un incontro con i dirigenti della polizia, il procuratore capo nazionale Adriatik Llalla e Visho Ajazi, il numero uno dei servizi segreti.

Insomma, una lotta senza quartiere per fermare la produzione di cannabis, con l’obiettivo di chiudere «una volta per tutte il capitolo della marijuana», ha detto Rama. Dopo 25 anni «lo Stato trionferà su questo fenomeno», ha assicurato il premier di Tirana. Per l’occasione è stata preparata una «mappa di tutte le aree dove viene coltivata la cannabis sativa»; grazie alla Guardia di Finanza italiana, sono stati individuati 5200 campi per 210 ettari. Sul campo oltre 4mila agenti, impegnati a perquisire «centinaia di serre, depositi e magazzini che potrebbero essere utilizzati come vivai per le piante di cannabis».

Vedremo.  L’Albania, secondo Europol, rimane uno se non «il maggior produttore» di cannabis nell’area balcanica, oltre che una «porta d’ingresso» per altri tipi di droga provenienti da Paesi come l’Afghanistan. La piccola repubblica balcanica è la piattaforma per distribuzione degli stupefacenti in Italia, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca in Austria, Francia, Germania e soprattutto Olanda, dove organizzazioni criminali albanesi e marocchine collaborano nel narcotraffico.