Per il nuovo Governo non sarà una passeggiata. Se c’è chi dirà, dalle nostre parti, che “abbiamo vinto” commetterà un grossolano errore.

Le ore 18 di venerdì 1 giugno segnano l’inizio di una vera e propria guerriglia urbana fra il Governo Conte-Di Maio-Salvini e tutti coloro che, in Italia e fuori (meglio: fuori e in Italia), non lo volevano.

Mattarella? Il Grande Sconfitto, per evitare di affondare nel ridicolo insieme con tutta la squadra dei suoi mirabolanti consiglieri, ha una carta obbligata: fare le bucce a ogni progetto che il Governo intende realizzare. Qua non ci sono le coperture di bilancio. Là non è stata rispettata la procedura prevista. E via ostacolando.

Merkel? Aspetta al varco le prime mosse di politica finanziaria del Governo per alzare un muro ben più alto di quello al di là del quale, giovane, militava da comunista convinta prima di essere fulminata sulla via del pentimento.

Juncker? Butterà manciate di sabbia nel motore dei rapporti tra Italia, l’Italia “populista” che non lo fa più dormire, e l’Europa che egli governa.

La stampa italiana non ne farà passare nessuna né sul piano politico né sul piano personale: ricordiamoci il trattamento “privato” che qualche anno fa venne riservato a Berlusconi e prepariamoci a sentirle di tutti i colori sui nuovi ministri e sui loro collaboratori.

La stampa internazionale farà altrettanto ma limitandosi al piano economico-finanziario. I corrispondenti dei vari Financial Times, New York Times, Le Monde, Frankfurter Allgemeine Zeitung eccetera entreranno nelle nostre case ogni giorno per raccontarci dove, come e perché l’Italia “populista” sbaglia. E diventeranno l’Ultimo Vangelo che ci racconta la verità.

Soros? Come in Ungheria e in Russia e altrove, anche da noi investirà il suo denaro avvelenato per imbastire campagne (con immancabile raccolta di firme) con lo scopo di minare alle fondamenta il consenso che hanno raccolto i due partiti che formano il nuovo Governo.

Non è un caso se le Ong che lucrano sull’immigrazione clandestina, prima ancora che Salvini giurasse da ministro dell’Interno, hanno già cominciato a sparare a palle incatenate contro l’ipotesi di tagliare almeno una parte dei cinque miliardi che ci costa l’invasione del nostro Paese.

La Rai seguirà questa scia ostile al Governo ma in maniera assai prudente per il semplice fatto che i vertici stanno per essere cambiati e allora…

I canali Mediaset staranno col fucile puntato perché così chiede Forza Italia.

La 7 altrettanto, ma perché là c’è la crema di Rai Tre.

Insomma un assedio.

Se ne potranno seguire le varie fasi proprio come usava (o usa ancora, non so) col Risiko.

Ogni giorno, o quasi, ci sarà qualcosa da capire e da non dimenticare almeno fino a quando, fra un anno, si voterà per le europee e allora assisteremo ad una accelerazione feroce e crescente di tutti questi movimenti che vorrebbero essere anti-populisti ma saranno invece soltanto anti-italiani. Anti-italiani soprattutto quando vengano dall’interno del nostro Belpaese.

L’Italia d’altra parte è diventata in queste ore il Laboratorio numero uno del Populismo.

Terza economia dell’area europea, Paese fondatore dell’Unione, cerniera col Mediterraneo, eccellenze assolute non solo ereditate dal passato ma create anche dal presente, l’Italia si è data un gruppo di comando che (speriamo) suona un’altra musica, che segue un altro spartito, che non obbedisce ai soliti ordini (meglio: i soliti diktat).

L’Italia può (speriamo) fare massa critica con Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Austria, con l’euroscetticismo che dilaga in Germania (Alternative für Deutscheland è diventata ormai il secondo partito del Paese), in Francia, nei Paesi scandinavi: obiettivo far cambiare strada a un’Europa che non piace più a nessuno.

Da assediati insomma potremmo diventare i capofila degli assedianti. E rovesciare i termini di quella che solo qualche giorno chiamavano la “battaglia d’Italia” e che invece è diventata la “battaglia dell’Europa”.

Per cambiarla.