Cominciamo con lo sgomberare il campo dagli equivoci e dalla cattive interpretazioni interessate e quindi fuorvianti: il mutamento da locale a nazionale della Lega non è altro che un camuffamento piuttoso maldestro di una realtà politica, che non può subire modifiche reali senza perdere la propria essenza e la propria ragione di essere. Non per niente l’ex segretario ed ex ministro dell’Interno sotto Berlusconi, assente dalla parata, Roberto Maroni ha avvertito senza mezzi termini che “se il Nord non verrà più ascoltato potrebbe nascere qualcosa di diverso”.

Lasciando da parte le sceneggiate di Salvini, ostentante prima Rosari e da ultimo presepi, esibizioni dalle quali avrebbero rifuggito persino i democristiani più confessionali, reali e concrete sono le prove del travestimento del movimento, tale da incantare mille e mille personaggi in cerca di autore, o per essere più espliciti, in cerca di riciclaggio con una nuova casacca elettorale, carica di suffragi.

Innanzitutto il simbolo, il “Power Ranger”, per dirla con Zalone, è rimasto  intangibile, come indiscutibile ed inoppugnabile è ancora l’articolo sull’indipendenza della Padania.

 Il “Richielieu”, teorico dell’inciucismo, Giancarlo Giorgetti, dall’alto del suo senno, non ha nascosto: ”Ci adeguiamo a nuove sfide, ma il dna rimane”, Il medico, proteiforme con le sue “riforme” e con le sue strategie elettorali e normative, Roberto Calderoli, senza accorgersi della clamorosa smentita del mascheramento, alla domanda sulla Lega Nord, utilizzata solo per pagare il debito di 49 milioni con lo Stato, ha replicato con la ben nota supponenza; “ Lei scherza. La Lega Nord mantiene i suoi organi, Umberto Bossi presidente e anche un gruppo parlamentare. Ma soprattutto conserva – come altri partiti nati locali come il Partito Sardo d’Azione – un suo specifico che potrà essere valorizzato a seconda delle elezioni”.

Lo stesso “Capitano” (chissà se abbia sentore dell’esaurimento del suo tsunami sulla spiaggia di Rimini), nella cerimonia di investitura ha dovuto notare che i presenti erano appena 126 su circa 500 aventi diritto. La realtà è stata colta, per una volta accettabile da Bossi. La sua definizione è realistica e soprattutto onesta, tale da impartire una eloquente lezione agli elettori, ex di destra, delle regioni al di sotto degli Appennini: “La Lega è il partito nazionale dei popoli del Nord e bisogna tenere conto di questo”.  Per la vecchia guida del movimento il nostro paese è articolato su popoli diversi!

Sull’unico partito vagamente di destra, sui suoi limiti, sugli errori compiuti con la costruzione dell’”armata Brancaleone” è stato già detto efficacemente tutto. Resta da sottolineare e da denunziare per quanto riguarda l’area romana l’estrema inconsistenza (recte improduttività) nel malgoverno e a livello regionale (Zingaretti)  e a livello capitolino (Raggi), e il carattere familistico della rappresentanza parlamentare.