Ogni anno, in periodo di Avvento, ci ritroviamo ad ascoltare alcune considerazioni; proprio come in una litania si ripete che, ormai, il Natale è divenuto “commerciale”: luci ovunque, panettoni e interminabili pranzi… Soldi spesi per regali inutili. Ogni anno, noi, proviamo a spiegare che, se è vero che (almeno in parte) queste considerazioni non siano del tutto sbagliate, certi simboli, certe tradizioni, sono, però, assolutamente importanti. Vi fu un tempo in cui il Popolo cristiano era composto da persone che non sapevano né leggere né scrivere. Costoro avevano bisogno di simboli per capire l’importanza di ogni singola cosa.

Ricevere regali è sovente una gioia; farli un’apertura del cuore. Proviamo a pensare soltanto allo stupore dei bambini perl ’arrivo dei doni natalizi: quanta emozione si crei nelle loro piccole e fertili menti e nei loro cuori a partire dalla scrittura della letterina a quando si coricano emozionati, il 24 dicembre, notte della Vigilia. I regali sono un “Simbolo” importante, non solo un aspetto “commerciale” di questo periodo dell’anno. Con un regalo ci si priva di qualcosa di nostro per farne dono a un’altra persona: vi è qualcosa di più bello? Regali semplici o più ricchi (che non sono da disprezzare): una cena in un bel ristorante a quei due giovani sposi che non escono mai; la lavastoviglie comprata da tutti i parenti per la nonna anziana che non ce la fa più a lavare i piatti; il disegno del nipotino con su appiccicata con la colla la polvere dorata; i tradizionali: cappello, guanti e sciarpa di lana che ci scalderanno per tutto l’inverno. Con il regalo a Natale si comunica un “bene” che, magari, l’altro, non ha percepito; si comunica il pensiero del proprio cuore e il messaggio è: “Tu nel mio cuore ci sei”, sia quando il regalo è “importante”, di valore, sia quando si tratta di un pensiero semplice. E chi lo riceve lo capisce. Viva i regali, quindi.

 Per quantoriguarda l’importanza delle luci riproponiamo (in parte) quanto già scritto negli anni passati. Le luci sono un segno di festa. Gesù afferma: “Io sono la Luce” («Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»). Le luci festose, sia quelle per le strade, sia quelle dell’albero di Natale devono ricordare tre momenti meravigliosi nella storia diCristo.
– Angelus Domini nuntia vit Mariae. Vi fu in quel momento il massimo della luce che il mondo abbia mai visto; quando l’Angelo del Signore fece l’annuncio a Maria di Nazareth.
– L’arrivo dei pastori alla capanna (grotta); certamente ognuno con il suo lume.
– Infine, la luce sfavillante della Stella Cometa che guidò i Re Magi.

Godiamo, quindi, della bellezza delle luci per le strade, delle gioiose vetrine dei negozi,delle luci a intermittenza degli alberi natalizi che, dalle strade, tornando dal lavoro, si scorgono attraverso i vetri delle finestre delle case; e viva anche i Cinesi che ci hanno affogati in un mare di fili di lampadine di tutti i colori! Fate più luce che potete, godete dello sfavillio natalizio.

A tavola ci si riunisce per festeggiare. Si può considerare “brutta” una festa”? Se si è credenti si festeggia Dio, il Creatore. Colui che è tutto e al quale dobbiamo tutto. Quale occasione migliore per vedere quel parente che non vediamo mai: un cugino o uno zio lontano. Lui è sempre solo: ogni giorno, per tutto l’anno, esce per fare la spesa, torna a casa, pranza, fa il riposino, poi, cena e va a coricarsi. A Natale no. A Natale il suo nipote lo va a prendere con una bella macchina; lui la vede lussuosa anche se è un vecchio catorcio; al volante c’è suo nipote in giacca e cravatta che è appena tornato dalla Messa e sul sedile posteriore una bambina con le trecce bionde che lo guarda come se fosse un marziano. Mangerà antipasti, i ravioli in un brodo caldo e gustoso nel quale si riflettono le luci colorate e intermittenti dell’albero…

Il Natale è un giorno bello, sono gli altri 364 giorni quelli che vanno contro il giusto spirito di un cristiano, contro lo spirito natalizio. Ben vengano pranzi e cenoni dove si consuma in abbondanza e si spreca il cibo (che poi, in verità, si mangia il 26 con gli amici). Tutte cose che non è vero che tradiscono lo spirito natalizio, ma, semmai, lo glorificano. 

Il Presepe… Ogni anno si acquista qualche statuina nuova, così quel piccolo popolo cresce: le prime le avevacomprate il nonno, cento anni fa; poi, tuo padre, poi, tuo figlio, oggi tuo nipote. Pecorelle in gesso con una gamba rotta dalla quale sbuca un filo di ferro che, forse, ti rammentano che nel mondo esiste anche la disabilità… Angeli dorati, come quelli ai quali ci si rivolge nei momenti di difficoltà. Una culla, davanti alla quale, magari, due giovani decidono di dare discendenza alla propria famiglia e concepire un figlio. Intanto i Re Magi partono da sopra al frigorifero e ogni giorno compiono un po’ del loro cammino; via, volando sul calorifero, e il giorno dopo sulla televisione, per poi entrare in fondo nel Presepe. Il 6 gennaio saranno davanti alla capanna… Ah, uno è nero, e non infastidisce nessuno: è entrato in questa storia con rispetto.