Diceva Andy Wharhol che “tutti prima o poi hanno il loro quarto d’ora di notorietà”. Poi c’è qualcuno che il quarto d’ora riesce a farlo durare di più e magari anche a farlo rendere.

E’ il caso di Gregorio De Falco, divenuto celebre da ufficiale della Guardia Costiera nella tragica notte del naufragio della Costa Concordia per quel famoso “vada a bordo, cazzo” che lo ha trasformato nell’eroe buono contrapposto al cattivo comandante Schettino

Uno schema sin troppo facile, che rispecchia l’eterna contrapposizione dei caratteri nazionali: l’Italia seria e responsabile, contro la solita Italietta cialtrona, sbracata e incosciente.

Un popolarità improvvisa ed esagerata, destinata a protrarsi nel tempo e anche ad essere utilizzata impropriamente dal suo beneficiario.

Qualche tempo dopo, infatti, finiva sui giornali il piagnisteo del De Falco per il trasferimento ad un diverso incarico nel corpo di appartenenza.

Una situazione normale e frequente per chi fa parte delle Forze Armate ma, evidentemente, non per l’antagonista di Schettino che invece di ubbidire, come fanno i militari, o rivolgersi al TAR, come fa chi ritiene di essere leso nei propri diritti, preferiva sfogarsi platealmente sui giornali evocando vessazioni e complotti.

“Per esempio il fatto che un anno fa non fui destinato ad alcun incarico di comando come invece è successo a tutti gli altri miei colleghi. Io non mi sono lamentato, ma ora il trasferimento è un’altra cosa”,

dichiarava in un’intervista a Repubblica del 2014, aggiungendo “Schettino in cattedra e io spedito in ufficio, questo Paese storto punisce i suoi servitori … Sono amareggiato e sto riflettendo su molte cose, comprese le stellette che porto addosso” e per rincarare la dose: “questo Paese è storto, privo di riferimenti corretti in cui le persone rispondano per il ruolo e la responsabilità che hanno“.

Esternazioni alquanto bizzarre per un militare in servizio, che dovrebbe prima di tutto obbedire e rispettare la disciplina.

Dopo qualche grattacapo mediatico (onori e oneri) la riflessione sulle stellette trova finalmente uno sbocco qualche mese fa: De Falco sbarca dalla Guardia Costiera e si imbarca in politica.

Ovviamente nell’unico schieramento nel quale l’immagine un po’ facilona di eroe popolare perseguitato dal sistema che si è costruito può essere reinvestita: l’armata grillina, sempre in cerca di idoli a buon mercato.

Lo scambio stellette-5 stelle naturalmente è estremamente vantaggioso e il nostro viene subito catapultato al senato, dove in questi giorni si sta mettendo in mostra come ufficiale delle truppe cammellate agli ordini di Roberto Fico e quindi fiero oppositore delle proposte di Matteo Salvini, ovvero decreto sicurezza e modifica della legittima difesa.

Posizione più che legittima, ovviamente, anche alla luce della confusione politica che da sempre caratterizza l’eterogenea armata Brancaleone grillina e dei sempre più evidenti contrasti tra le due anime del movimento.

Quello che però non torna sono le motivazioni con le quali l’ex ufficiale giustifica le sue scelte politiche: “Ci sono alcuni principi sui quali non posso deflettere avendo giurato sulla Costituzione, da militare. E mantengo questo giuramento”.

Bisognerebbe farsi spiegare da De Falco cosa c’entri qui il giuramento militare e come sia possibile invocarlo come schermo e giustificazione di scelte squisitamente politiche.

Quel giuramento implica, innanzitutto, obbedienza e disciplina. Comportamenti che, come abbiamo visto, quando portava le stellette il senatore a 5 stelle non osservava più di tanto.

Ora che è in borghese, fa politica e potrebbe legittimamente dire e fare quello che gli pare sente il bisogno di nascondersi dietro il vecchio giuramento militare che con la politica non c’entra niente, anzi ne è l’antitesi.

In molti abbiamo fatto, a suo tempo, quello stesso giuramento e lo abbiamo fatto anche con difficoltà e amarezza perché non ci riconoscevamo nello stato che ci mandava sotto le armi e ne detestavamo i governi.

Nessuno di noi, però, si è mai sognato di mischiare le proprie ragioni politiche con quelle del dovere verso la Patria e abbiamo sempre rispettato quel giuramento e l’impegno che ne conseguiva nel miglior modo possibile.

De Falco, invece, fa il contrario: ora che la politica è il suo mestiere pretende di utilizzare i principi del giuramento militare per giustificare scelte strettamente politiche in favore di una fazione minoritaria del partito che lo ha spedito in parlamento ed in contrasto con la posizione ufficiale dello stesso.

Una pretesa fuori luogo e anche poco dignitosa, visto che nessuno può sindacare le opinioni degli eletti in parlamento.

De Falco contesta l’abolizione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari (sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche), il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri e l’aumento dei reati che comportano la revoca lo status di rifugiato?

Benissimo, è nel suo diritto ed quello che fanno i buonisti sparsi in una mezza dozzina di partiti e partitini della sinistra senza bisogno di invocare a sproposito principi e giuramenti che c’entrano meno dei cavoli a merenda.

Basta avere il coraggio delle proprie idee e la capacità di argomentarle e sostenerle senza scappatoie dialettiche e senza nascondersi dietro un dito.

Senatore salga a bordo della politica, cazzo!