Otto von Bismark soleva sostenere che “La Politica è l’arte del possibile, ma i tempi cambiano”. Ebbene il vecchio cancelliere aveva profondamente ragione. Infatti i tempi sono cambiati e con essi anche il modo di fare politica. Così in meno di un decennio siamo velocemente passati dalla “politica del fare” a quella del “credeteci”, “lo faremo” e “lo chiariremo inseguito”. Uno spettacolo onirico per molti aspetti quasi più surreale mondo del teatro dell’assurdo. Proprio l’opera Aspettando Godot, dell’irlandese Beckett uno dei campioni di questo teatro, ci consente di cogliere quella sottile, ma significativa linea di continuità tra l’attuale classe dirigente e questo capolavoro fatto d’inutili attese, di discorsi scollegati tra l’oro e di continui rinvii. In fondo che cos’è il teatro se non, per quanto surreale, la rappresentazione qualche volta parossistica della realtà?

Ebbene oggi facciamo fatica a cogliere le differenze tra rappresentazione scenica e realtà politica. In questi mesi afflitti dalla pandemia abbiamo assistito ad una graduale e progressiva abiura della nostra classe dirigente. Così all’antica arte della politica fatta di analisi, studi, programmi e confronti si è sostituita una grandiosa strategia comunicativa tutta tesa a far ricadere gli oneri delle scelte su terze persone o su alcuni istituti. Una narrazione che ha dato i suoi frutti per un lungo periodo e solo le nefaste conseguenze di tale inattività hanno vanificando questo capolavoro comunicativo.

Dipanata la nebbia del modo gentile, dell’eleganza espositiva e d’un innegabile savoir fare il popolo italiano si è sentito abbandonato potendo contare ora solo sulla compagnia delle bollette da pagare, del frigo vuoto o al più della bottega chiusa. Elemento di enorme gravità se si considera l’insipienza e l’inutilità delle contromisure sin’ora adottate nascoste però magnificamente da frasi roboanti che hanno colpito per lungo tempo l’immaginario collettivo come “Tutta la potenza di fuoco del MES” o “Un bazooka economico”. Insomma, all’orizzonte nulla di nuovo!

Eppure abbiamo assistito silenti e preoccupati alla progressiva crisi politica italiana che è giunta a trasformarsi quasi in costituzionale ed istituzionale quando il Parlamento Italiano è stato de facto esautorato dalle sue competenze e prerogative. Abbiamo assistito complici ed inermi ad un governo che ci ha raccontato la storiella che i soldi erano stati stanziati, ma che era colpa delle banche incapaci a compiere atti d’amore regalando il danaro ai richiedenti.

Eppure non bisogna essere economisti di fama mondiale come Joseph Stigliz per comprendere che le banche non sono istituti di carità per cui difficilmente avrebbero erogato prestiti a chi avesse dato scarse garanzie di restituzione. Il dato certo è che anche il sistema bancario diffida delle garanzie governative visto l’esiguità dei prestiti erogati. Così siamo giunti all’ennesimo atto del governo quando ha pomposamente annunciato il Decreto “Salva Italia” con serie enorme di norme “ancora da definire”.

Quanto accennato basterebbe a domandarsi dove si sia nascosta la politica. Una domanda lecita alla quale difficilmente potrebbero rispondere anche scienziati d’indubbia fama come Zichichi. Sorprende l’altra peculiarità della compagine governativa ossia: l’incapacità d’ascolto.

In questa direzione non sbalordisce l’assenza di un serio programma di aiuti per il Cluster Marittimo nel famigerato decreto fantasma. Un comparto indispensabile non solo per l’economia nazionale, ma anche per la sua sopravvivenza alimentare. Allora sarà bene ricordare alla compagine governativa che l’Italia storicamente dipende dal trasporto marittimo e che il mare è la fonte primaria per moltissimi comparti produttivi. Per cui dimenticandosi di questo comparto così vitale significa porre seriamente a rischio la sopravvivenza nazionale come è stato recentemente ben ricordato dal presidente di Assarmatori Messina in una sua dichiarazione.

Abbandonare il cluster marittimo, mentre altre nazioni, non solo europee, adottano misure concrete e di supporto, significa distruggere la rete logistica nazionale. Una realtà ben nota non solo agli addetti ai lavori. Inutili sono state le proposte d’importanti realtà economiche come Confitarma, Assarmatori e Alis. Eppure bastava semplicemente leggere gratuitamente riviste di settore come Primo Magazine per apprendere molti interessanti suggerimenti come: riduzione del costo del lavoro per il periodo pandemico; riduzioni dei costi d’approdo;  una decontribuzione per il 2020 o la permeabilità per l’imprese che con grande sacrificio hanno mantenuto inalterato il livello occupazionale. Insomma tutte richieste concrete di facile attuabilità che per le quali non sono previsti esborsi economici.

La vera politica è fatta di vere scelte. Sic transit gloria mundi!