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“L’uomo e’ un centro di relazioni sociali”, asseriva il filosofo Gabriel Marcel. Molti secoli prima un altro filosofo, fra i più grandi di sempre, Aristotele, aveva definito l’uomo ” un animale politico”. E, già al principio della storia, Dio aveva dato ad Adamo una compagna, Eva. L’uomo non sa, non può stare solo. Lo stesso Robinson Crusoe’ si procuro Venerdì.
Si chiami coppia, famiglia, clan, tribù , polis o societas , la convivenza implica relazioni e regole. Il fatto diventa ordine, cioè organizzazione, amministrazione, determinazione di ruoli,attribuzioni di diritti e di doveri, in vista dell’interesse, del bene comune. Diventa politica.
E la politica non finisce, se non con la fine dell’uomo.
Può, invece, accadere che finiscano i politici, gli uomini tradizionalmente dedicati alla politica. Può accadere che finiscano o si trasformino gli strumenti tradizionali della politica.
Anzi, in Italia, sono accadute entrambe le cose. Sono venuti meno sia gli uomini sia gli strumenti storici della politica, i partiti. Perché e’ venuta meno una visione, una concezione dell’uomo come artefice del proprio mondo, creatore di ciò che non è dato in natura, incubatore di intuizioni, idee, ideali, finalità : cioè, di religioni, filosofie, arte, cultura, civiltà, modelli politici. E’ prevalsa un’interpretazione “scientifica” che appiattisce l’uomo sulla natura, soggetto fisico caratterizzato da istinti, bisogni, desideri da soddisfare a qualsiasi costo. Che spodesta l’uomo sociale e insedia l’uomo economico. Ci mette in concorrenza, in competizione, in guerra fra noi: “homo hominis lupus”.
Il potere dipende dal possesso e dal controllo dei beni, la politica dall’economia, l’economia dalla finanza, sia su scala globale che nazionale e locale. I centri decisionali sono i fondi multinazionali, le banche, le massonerie trasversali, che delegano ormai direttamente i ruoli di governo ai propri mandatari, gli esperti alla Monti e i manager alla Sala, Parisi, Passera.
Assistiamo, a sinistra come a destra, ai formali depositari della sovranità popolare ridotti a gregari di tecnici o presunti tali, candidati alle cariche istituzionali , ai vertici della Pubblica Amministrazione, agli organi economici e finanziari sia periferici, sia centrali, sia comunitari.
I politici hanno abdicato. Hanno rinunciato ai principi, alle idee, a progettare il futuro. Curano esclusivamente interessi, privilegi e sinecure personali e familiari. La sola idea che hanno in testa è quella della lista. Idea-lista, secondo l’amara constatazione di Arturo Michelini fin dagli anni Sessanta.