Di fronte alla confusione esistente nel centrodestra, con l’inconcludente “patto anti -inciucio”, grazie al quale l’unica ad ottenere risultati di facile realizzabilità sarà la Lega, con l’autonomismo disgregatore, mentre gli altri raggruppamenti saranno costretti ad inseguire, proclamandoli fino al Tremila, obiettivi utopistici come la “repubblica presidenziale” e la riforma seria ed incisiva della giustizia, è apparso un articolo di Antonio Polito, “Le tribù opposte”, in cui si disarticolano i termini classici di “destra” e “sinistra”, avvilendoli e alla lunga annullandoli nel caos di questi anni (2018 – 2020), assolutamente avvilente, inconcludente, isterico o smargiasso.
E’ stata scarsamente o per nulla tutelata dall’opposizione parlamentare l’iniziativa dell’autentico “uomo di destra” presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, il quale ha colto e combattuto con passi concreti una piaga italiana, irrisa da tutte le nazioni europee, ben lontane, assieme al ciarliero pontefice, dal riprovare la perseverante chiusura di Malta alla migrazione crescente.
Giova, per una riflessione di ieri sull’oggi e sul domani, rileggere sul nazionalismo, tema proprio e portante della destra, una pagina di Francesco Ercole, apparsa in “Idea Nazionale” il 20 dicembre 1921. L’allora trentasettenne docente universitario, poi deputato per 2 legislature e ministro dell’Educazione Nazionale, osserva che “per essere, oggi, nazionalisti, è necessario avere accertato in pieno una particolare concezione della vita, ben determinata e concreta, che non è soltanto politica, ma, in più largo senso, etica: una concezione integrale, che investe ed illumina dei suoi presupposti dottrinali, tutti i problemi che il rapporto fra l’individuo e la collettività pone in essere, e tutti, in atto o in potenza, risolve in perfetta coerenza a quei presupposti”.
Più avanti lo studioso spezzino coglie l’antitesi cruciale, recte insanabile e insuperabile, tra il socialismo, la sinistra,(il grillismo è cianfrusaglia pericolosa e demagogica in tutto simile al vecchio comunismo) e il nazionalismo, la destra: “il socialismo non vede che la classe, cioè la somma meccanica di individui, in cui ciascuno non è un numero , e pretenderebbe di ridurre a classe la Nazione; il Nazionalismo non vede che la Nazione , cioè un organismo avente una propria vita storica, che trascende gli individui e li subordina a sé , ma tutti però li presuppone, cioè come tali, cioè non come numeri, ma proprio come individui, ciascuno con la propria individuale capacità di volontà e di azione , e, quindi ciascuno come valore a sé, distinto dagli altri e, mira a rompere l’aggregazione meccanica della classe per sostituirvi la subordinazione etica dell’individuo all’organismo collettivo e nazionale”.
Non sono questi motivi ideali, un patrimonio di pensiero, da rilanciare seriamente e puntualmente?